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Il liberastorie

La narrazione che libera tutti

“Togli l’amore e avrai l’inferno, mi diceva don Pino, metti l’amore e avrai ciò che inferno non è.”

Alessandro D’Avenia

-Ciò che inferno non è-

“E questa nostra vita, lontano dalla folla, trova lingue negli alberi, libri nei ruscelli, prediche nelle pietre, e ovunque il bene.”

William Shakespeare

Strettoia

…Ali spezzate

ardore o paura?

La mano tesa fa immaginare

l’umano

come se fosse possibile riposare

senza essere trafitti.

Dentro un tempo

che istruisce

senza corrompere

resta aggrappata al bordo

tra il collo e la maglietta

dove conosce il cuore che batte.

Attraverso la strettoia

inventa ali con petali di rosa.

Di notte le indossa per danzare

in equilibrio

con ardore e paura

l’amore che si spezza.

Emanuela

[…]Solo quando ci diamo anima e corpo, lo scorrere del tempo rallenta, anche se siamo impegnatissimi, perché a segnarlo non è il passo misurabile dagli orologi: il susseguirsi orizzontale dei secondi. L’amore apre la dimensione verticale del tempo, non misurabile, perché è durata: un secondo si dilata e diventa un secolo. Verticale è il tempo dell’artista impegnato nell’opera, verticale è il tempo della madre in attesa, verticale è il tempo delle relazioni vere, verticale è il tempo della preghiera, verticale è il tempo del lavoro appassionato, verticale è il tempo delle foglie più belle prima di cadere, verticale è il tempo delle carezze, verticale è il tempo del perdono, verticale è il tempo dato a un figlio o a un alunno anziché al cellulare… Il tempo verticale non divora, ma vola: indugiando se ne perde il senso dello scorrere proprio perché se ne vive profondamente il senso dello scorrere, anima e corpo uniti. Diventa nostro, non ci può essere più strappato.[…]

Da: -Tic Tac Tic Tac – Alessandro D’Avenia

“E devo diventare ancora più paziente. I sentimenti sono più profondi e grandi delle possibilità espressive ”

Etty Hillesum

Il deserto di un uomo moderno

Un uomo moderno si perde nel deserto.

Lo spietato calore del sole lo aveva esaurito.

Allora vide un’oasi ad una certa distanza.

“Una fata Morgana” pensò, “un miraggio che si burla di me”.

Si avvicinò all’oasi, ma essa non sparì.

Vide la palma dei datteri, l’erba e le pietre tra le quali sgorgava una sorgente.

“Naturalmente è uno scherzo della fame”, pensò “Naturalmente ora sento pure il gorgoglio dell’acqua. Un’allucinazione dell’udito! Come è crudele la natura”.

Con questi pensieri stramazzo’ a terra e morì.

Un’ora più tardi fu trovato da due beduini.

《Ci capisci qualcosa?》 Domandò l’uno all’altro, 《i datteri gli crescono quasi in bocca, e lui giace vicino alla sorgente, morto di fame e di sete!》

《Era un uomo moderno》 rispose l’altro beduino, 《non ci ha creduto》.

Da – Il Deserto – Pierluigi Torresin ( pag. 84)

“Chiedo scusa alle grandi domande per le piccole risposte che ho dato.”Wisława Szymborska

Aspetto

Il mondo sta bruciando e io con lui.

Immobile

sotto un sole che consuma

aspetto.

Il chiasso di un mondo spazzatura

arriva su binari infuocati e deserti.

Un treno sfeccia

urla e strappa i capelli.

Il frinire delle cicale ricorda la stagione

dell’ amore.

Un pazzo ride

con la bava alla bocca impreca un Dio che non vede.

Resto immobile.

Aspetto.

Aspetto che passa.

Aspetto che passi.

Emanuela

“C’era una volta un navigatore che fu investito da una tempesta.

Dopo molte ore di lotta per governare la sua barca, capì di aver perso la rotta e si arrese al destino di un naufragio. Decise, come ultimo atto della sua vita, di ritrovare la pace del cuore. Ricordò gli insegnamenti di un suo vecchio Maestro, che dopo tanto viaggiare aveva da tempo dimenticato. Chiuse gli occhi e, ignorando il fragore degli elementi, cominciò a respirare con calma, meditando.

Passò i rassegna la sua vita e ricordò l’amore ricevuto, il tempo spensierato trascorso con gli amici, la serenità delle ore passate immerso nella natura, i suoi gesti di cura per gli altri. E sorridendo, dimentico’ la violenza del vento e dei flutti che ancora scuotevano la barca.

Mentre i suoi pensieri lasciavano il posto a una sensazione di silenzio e di pienezza, l’uomo si sentì pronto ad abbandonare la vita scoprendo di non essere mai stato così sereno e appagato.

In quel preciso istante, anche la tempesta sembrò rispondere alla pace del suo cuore e all’improvviso si quieto’…”

Alberto Simone – La felicità sul comodino-

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