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Il liberastorie

La narrazione che libera tutti

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Hoho haha

Due anni di risate.

Chi sa stare con te nella risata sa farlo anche nel pianto, non è detto che sia vero il contrario.

Emanuela

23 Gennaio 2019

“Ohana, vuol dire famiglia”…

La forza che ci unisce oggi è frutto dell’amore che proviamo gli uni per gli altri.

Se siamo qui, tutti insieme, è perché ci siamo tenuti stretti.

Qualche volta ho temuto per voi, per noi. Ho avuto paura che la tempesta ci spazzasse via. Ho avuto paura che potessimo essere sbriciolati tutti e poi polverizzati. Questo non è accaduto e non accadrà fino a che l’amore troverà la forza di creare se stesso nell’ancorarsi alla presenza reciproca.

Grazie perché ci siete, io ci sarò sempre.

Ci sarò con i miei limiti, con le mie insicurezze, la mia fatica e anche con tutta la forza di cui sono capace. Oggi ne compio 55 ed io ci sono.

Mamma

“È il coltivare che rende le cose nobili. I sassi non si coltivano. Si coltivano le piante, i rapporti, perché l’atto di coltivare contiene in sé un’unica idea. Quella della crescita. Se siamo amici, è come se ci prendessimo entrambi cura di una piantina. […] Nel farlo non ci chiediamo se, con il tempo quel germoglio diventerà un fiore, un arbusto, un albero. Ciò che ci rende felici è sapere che, se uno di noi due un giorno non potrà portare l’acqua per dissetarla, sarà l’altro a farlo. Non ci sarà arsura capace di ucciderla.”
Susanna Tamaro- Il tuo sguardo illumina il mondo-

Alla fine, dolcemente,

Dalle mura di questa casa possentemente fortificata,

Dai ganci di serrature solide, dalla guardia di porte ben chiuse,

Lascia che io mi espanda.

Lasciami scivolare fuori senza rumore

Con chiavi di tenerezza gira le serrature- con un sussurro apri le porte, o anima.

Dolcemente- non essere impaziente

( forte è la tua presa, carne mortale, forte è la tua presa, amore)

Walt Whitman- Foglie d’erba-

Riflessioni sul desiderare

Desiderare non è scontato, per qualcuno risulta perfino impossibile pensare di poterselo permettere.

Qualche volta, tuttavia, si riesce a desiderare talmente forte che l’universo, magnanimo, fa un regalo.

Il desiderio realizzato giunge spesso sotto sembianze, forme, modi inaspettati così diversi da quello che pensiamo sia giusto che non lo riconosciamo.

Un paradosso vero e proprio, possiamo desiderare solo a nostra immagine e somiglianza. Non riusciamo a codificare altrimenti il linguaggio, la modalità originale, unica in cui il desiderio realizzato si palesa.

Come bambini capricciosi desideriamo SOLO come pensiamo noi, in questo modo sfugge l’essenza del desiderio che si realizza.
Ripiegati sul nostro ombelico, lamentosi e tristi, in realtà non desideriamo, pretendiamo.
Vorremmo dettare le nostre regole di pensiero pure all’universo, tentando di imbrigliarlo, imbottigliarlo dentro ai canoni rigidi e fissi delle nostre certezze, che poi tanto certe non sono.

Tuttavia la bottiglia è piccola e l’universo grande.
I desideri a volte si realizzano, basta non limitarli chiudendoli dentro una bottiglia.

Permettersi di desiderare, concedersi la possibilità di VOLERE, presuppone la disponibilità ad osservare quanto accade con gli occhi pieni di STUPORE.

Emanuela

Ringrazio

Ringrazio Dio per non essere stata colpita dall’amnesia.
Ringrazio Dio di ricordare tutto, proprio tutto, lo schifo e il disgusto insieme alla quiete della compassione.
Ringrazio Dio per non aver dimenticato, nel fuoco dell’inferno, il desiderio di un abbraccio e la tenerezza di un bacio. Ringrazio Dio per non aver dimenticato il dolore di quel colpo arrivato alle spalle.
Ringrazio Dio per non aver dimenticato le parole di un amico scritte e parlate.
Ringrazio Dio per non aver dimenticato alcun affetto e per non aver sbanato alcuna vittima.
Ringrazio Dio per non aver dimenticato il calore del fuoco che chiacchiera nel camino.
Ringrazio Dio per non aver dimenticato la solitudine che mi ha scavata come una roccia ancora capace di accogliere.
Ringrazio Dio perché grazie al ricordo l’io
cambiata resta ancora l’io vera.

Emanuela

Il paradosso secondo me

Ogni uomo ed ogni donna attraversa una sensazione ed una emozione per venire al mondo: il dolore e la paura. Ogni donna che mette al mondo un figlio lo non sa, e non soltanto biologicamente.
Ogni bambino per nascere prova esattamente le stesse cose: dolore e paura.

Ogni essere umano nasce interiormente libero.

Il bambino per crescere, nel tentativo di attenuare l’impatto con un mondo esterno spesso ostile, per salvaguardare la propria parte più vera e fragile, inizia una lunga e lenta trasformazione interiore.
Alla base c’è il bisogno di essere nutrito, accettato, amato, accolto.

Un messaggio esterno, spesso ambiguo e subdolo cresce con lui: come sei non è abbastanza! Non sei abbastanza amabile.

Questo pensiero è come un vestito, così aderente da diventare pelle. Il bambino cresce e diventa adulto.

“Nel mezzo del cammin di nostra vita”, come direbbe Dante, può accadere di avvertire un senso d’incompiutezza, qualcosa non torna.
A volte questo pensiero nasce spontaneo, a volte viene scatenato da fattori esterni.
A volte, sfiancati dalla delusione di ricercare vane conferme esterne, ci si rende conto di volere qualcosa di diverso, quello che siamo non convince più tanto, nemmeno noi.
Forse c’è di più.

È la curiosità per la ricerca che permette l’attivazione di un processo di mutazione per ritrovare quanto perso per strada.
Cambiamo pelle. Affrontiamo di nuovo dolore e paura, questa volta consapevolmente, per cercare di diventare la parte più autentica di noi. Per accettare come siamo, originali e unici. Nasciamo più e più volte, nel corso di una intera esistenza. Che meraviglia!

L’accettazione permette amorevolezza per i limiti e stupore per l’illimitatezza che ognuno di noi è tanto da dare il coraggio anche di misurarsi con il superamento di essi.

Ecco perché “il paradosso del cambiamento è l’accettazione.”(Carl Rogers)

Emanuela

Precauzioni

Quando parti per il viaggio porta soltanto il necessario.

Ricorda di orientare il cuore.

Ringrazia ciò che lasci.

Punta lo sguardo davanti a te, il sentiero lo riconosci è quello in salita con il tratto polveroso, acqua ne trovi poca.

Tu cammina, canta e sorridi.

A cuore aperto affronta la strada che si apre sotto i piedi.
È il destino.
Accogli la paura, danza con la gioia.

Il Lupo seguirà la tua voce, il Drago custodira’ il tuo sorriso.

Tu cammina, canta e sorridi.

Emanuela

Crescendo

La foglia che

si stacca dal ramo

non sente dolore.

Lecco piedi

sanguinanti

cammino e non volo.

Stringo il vuoto

dentro pugni dolenti

serrati sul cuore.

Perdo l’anima dentro un bicchiere

di vino rosso come le lacrime del Cristo

Emanuela

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