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Il liberastorie

La narrazione che libera tutti

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liberastorie

Di me,imparerai infinite cose.Per esempio che la prima lettera del mio alfabeto è amore.O che ascolto ridere il vento.Ma di certi inverni, non ne saprai mai niente;neppure amandomi,potrai arrivare fin sopra i miei pensieri.Accettali e basta.Per quello che sono.Per quello che siamo.O chiedimi un abbraccio,semmai,che cucia ombre e calore,perché il fumo d’un respiro,non si perda nel freddo,ma resti un falò,di parole non dette.Andrew Faber

“Mentre incosciente ti ferivo
scoprivo ch’eri accanto a me.
Lottando inutilmente contro te
sentivo ch’eri tu il mio Signore.
Derubando del mio tributo il tuo onore
vedevo crescere il mio debito con te.
Nuotavo contro corrente di tua vita
solo per sentire la forza del tuo amore.
Per nascondermi da te
ho spento la mia luce,
ma tu m’hai sorpreso con le stelle.”

Rabindranath Tagore

“Vorrei sedermi vicino a te in silenzio
ma non ne ho il coraggio:
temo che il cuore mi salga alle labbra.
Ecco perché parlo stupidamente e nascondo
il mio cuore dietro le parole.
Tratto crudelmente il mio dolore per paura
che tu faccia lo stesso.”

Federico Garcia Lorca

Non potranno ammazzarci tutte…

Non potranno mai ammazzarci tutte, lo sapete perché?
Perché siamo capaci di procreare noi stesse dentro la distruzione.
Siamo potenti oltre ogni immaginazione.
Lì dove qualcuno distrugge, noi da quelle stesse macerie pulsiamo vita capace di costruire ancora, ancora, ancora, ancora, ancora…
Non potranno ammazzarci tutte semplicemente perché noi continueremo a
ri- crearci.Continueremo a parlare, a scrivere, educare, ballare, dipingere, cantare, ridere.Continueremo ad essere amiche delle donne e degli uomini di buona volontà.
Continueremo a raccontare le storie cambiando il finale.
Continueremo a seminare gioia per noi e per il mondo intero.
😁 ❤🙏
#liberastorie

1 La poesia è una forma di pentimento. Tentiamo di farci il bene dopo che ci siamo fatti del male.
2 La poesia è il corpo che decide di parlare, è un’insurrezione della carne.
3 La poesia viene sempre da un confine, non è mai centrale.
4 La poesia è sguardo messo ad asciugare. Lo sguardo messo ad asciugare diventa parola.
5 La poesia non si fa con le tue parole, non ne hai. E non si fa neppure con le parole degli altri, non ci servono.
6 La poesia è un fallimento con le conseguenze migliori, ma è comunque un fallimento.
7 La poesia non c’entra niente con le cose che si capiscono e neppure con quelle che non si capiscono.
8 La poesia è un messaggio che viene dal corpo, una fitta dietro l’orecchio, un’arancia nascosta dietro un ginocchio, il fegato che chiede acqua, una piccola vela nella testa.
9 La poesia non sa e non deve sapere. La poesia deve vedere.
10 La poesia è un’intimità provvisoria col mistero. La poesia se ne va, resta il mistero.

Franco Arminio

Ciao
ti va di essere l’unico al mondo
a vedermi debole?
potrai vedermi cadere
piangere e mangiare cioccolate
rimanere in pigiama a casa
vedermi i capelli grassi
vedermi consumare tutti i fazzoletti
di tutte le fabbriche addette
alla tristezza
apriranno un giorno in paese
la prima fabbrica della tristezza
e io farò gli straordinari

sarò forte
fuori
combatterò i mondi
stirerò le camicie ai soldati
farò il letto ai bambini
pulirò le lavagne ai geni
lascerò il mio posto nel tram
all’anziano appena entrato
mi dirà
-ma no, si figuri signora, zoppica pure, le duole la gamba? resti pure seduta
dirò io
-ma no ma si figuri, io scendo alla prossima
dirò questo amore, dirò così
anche se per arrivare
a casa, da te
mancano ancora mille fermate

ma poi con te, arrivata da te
sarò diluvio acquazzone burrasca
tempesta bufera tormenta
e dammi altri sinonimi per farti capire
che con te
a volte piangerò
e ti levigherò le spalle
ti inzupperò le maglie
mi vedrai triste e fiacca
potrai addirittura nuotarmi
e chiamarmi con i nomi dei fiumi
ma poi, ma poi credimi
che domani
tornerò fortissima

allora
vuoi essere tu l’unico al mondo
a vedermi debole?
gli altri mi vedranno aitante
sempre florida, gonna al vento, denti bianchi
mi diranno che bella ragazza
mi diranno che schiena dritta
mi diranno come è sana
ma tu
solo tu avrai l’onore
di vedermi triste
nei miei giorni tristi
con la schiena china
a fare la triste
perché triste a volte sono
ma solo a volte

allora
vuoi essere tu l’unico al mondo
a vedermi debole?

Gio Evan

http://www.gioevan.it

Metamorfosi, secondo me

…Quando viene delusa l’aspettativa, tutta umana, di essere visti, riconosciuti, compresi, amati…

…Quando non si trovano più le parole per spiegare chi siamo a noi stessi e all’altro…

…Oppure quando il dolore diventa così forte da impedire di connettere, di formulare pensieri di senso compiuto; l’essere senziente dichiara la crisi.

Per affrontarla spesso trova strategie creative.

Una di queste è la trasformazione fisica.

La trasformazione è conseguenza di un movimento in atto, inarrestabile e violento

Spesso le persone cambiano taglio di capelli, colore, tipo di abbigliamento, oppure dimagriscono, oppure ancora ingrassano.

Osservando con attenzione il cambiamento esteriore che la crisi produce, è possibile comprendere in che fase del travaglio si sta.

Di facile generalizzazione potrebbe essere l’applicazione di una scontata deduzione:

Crisi =Trasformazione

Trasformazione = Cambiamento.

Cambiamento= Crescita

Crescita = Processo Positivo

(vedi l’onnipresente esempio del bruco che si trasforma in farfalla).

Sebbene ogni cambiameto sia un processo vitale, non si può negare la portata di dolore che lo accompagna, cambiare è anche un po’ morire.

Se un incubo si palesa, o un bisogno forte fa leva nel profondo, oppure una tempesta emotiva si scatena, l’essere umano attiva un processo di trasformazione detto anche, metamorfosi.

Già presente nel nostro intimo, l’incubo tenuto sotto chiave per anni ad un certo punto, scatenato da chissà cosa, prende forza, si libera e assume una forma, la più spaventosa per noi.

Allora trasformarsi, mimetizzarsi, può diventate il tentativo di creare una sorta di avatar per allontanare qualcosa che sconvolge troppo.

Certe volte “camuffare” se stessi è funzionale al non “stare”.

È il modo con cui il corpo e la mente si organizzano allo scopo di far vivere ad un io esterno, qualcosa di incomprensibile, inaccettabile per l’io interno.

Inizia così una cruenta battaglia per la sopravvivenza; proteggere il proprio nucleo vitale.

Non tutto va perduto nella trasformazione, anzi!

Tuttavia è necessario un tempo per lasciar decantare, accettare ciò che ha cambiato forma per mantenere intatto il nucleo.

Il tempo del vuoto apparente.

È il tempo di fare pace con il bisogno d’amore non soddisfatto.

È il tempo di imparare ad amare in modo “sano” , noi stessi e gli altri.

È il tempo di stabilire nuove relazioni…

Vi presento Scopino, il gatto del vicino…❤

Emanuela

Nel cuore

L’ho incontrato nel cuore.

Non per strada, dal benzinaio, o al supermercato perché il latte era finito.

Nemmeno al parco a giocare con il cane.

L’ho incontrato nel cuore…

Ben vestita, stirata e ripulita, mi son fatta trovare.

– “Ciao, di spalle non ti riconoscevo però, mi chiedevo di chi fosse sto sedere.”

… Ero certa sarebbe finita lì…

Invece no, il cuore si è aperto. Siamo entrati.

Ballando e ridendo, si è fatto spazio tra le crepe, ha coltivato fiori, piantato alberi, ha messo radici profonde.

L’ho incontrato nel cuore…

Dentro il cuore non è per tutti.

Dentro il cuore si può morire.

Il cuore non chiude mai. Non riposa mai.

Notte e giorno batte, batte, batte. Chiama.

Straordinari, straordinario, mai un orario che sai chi viene.

Il cuore offre sangue vivo, birra ghiacciata e anche veleno. Siedi e ordina, se sai cosa vuoi.

Dentro il cuore non si bara e

senza le carte giuste, la partita è persa, aivoja a dire non vale!

L’ asso nella manica non c’è.

Capita di tirarare ai dadi e i maledetti si spostano.

Cazzo ho perso ancora!

Quando capita che vinci amore, quello si trasforma in rancore, che poi fa rima con furore.

Giri la faccia e un barista ti spernacchia.

Dentro il cuore, se fa freddo, crepi.

L’ho incontrato nel cuore, perché

l’appuntamento era lì.

Tanta la sua fretta di uscire, che manco i saluti feci in tempo a dire.

La folla degli avi sulla porta spingeva e gridava

-Hai visto? Questione di tempo…-

Inebetita, rimasi solo seduta.

Ordinai qualche parola da sgranocchiare, portarono noccioline.

L’ho incontrato nel cuore, perché l’appuntamento era lì.

Ora non ha più importanza.

Questa storia vecchia la racconto ai fantasmi.

Mammamia quanti!

Resto ancora seduta al bancone del vecchio cuore, un po’ sbronza e un po’ no. Forse anche stronza.

Solo un po’…il giusto.

Ordino noccioline chissà,

forse serviranno parole oppure, amore.

Intanto tengo d’occhio il barista.

Bel culo!

Emanuela

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