Integro

Un tale avanza, lento e solo, lungo le sponde del lago.

Sul bordo di qualche rimpianto, scippato di baci e carezze, incassa gli anni dentro una bottiglia di vino rosso.

A tratti l’acqua verdognola, rimanda l’immagine di un marinaio senza bussola.

Qualche tempo fa quell’acqua era chiara e stringendolo, raccontava di velieri e di giovani donne naufragate dentro cuori lattanti.

Eppure un tempo piantava alberi.

Nel paesaggio autunnale di un lago triste egli è fermo sulla riva, il viso cupo, la testa chiusa tra le spalle, e una domanda che spunta, stucchevole e inutile dalle labbra;

cosa significa amare?

Un Narciso emerge,dalla profondità del silenzio, galleggiando lieve a pancia in su, fa udire schietta una voce di fanciullo.

< Ti aspettavo. Finalmente sei pronto.

Sono io, sei tu.>

L’uomo s’inginocchia al fiore, e sfiorando con un dito il riflesso liquido segue i contorni di se stesso.

Occhi azzurri, puliti, fluttuano nell’acqua.

E’ il tempo di fare la pace.

Ricorda battaglie dentro stanze affollate e tinte di arancio che sanno di muffa.

Ricorda lei, ferita e sfinita, di cui resta solo l’eco.

Ora e’ il tempo di fare la pace con l’unico antagonista della sua vita, se stesso.

Narciso continua:

<Sarebbe stato diverso se avessimo piantato semi anziché alberi.

E’ il momento di apprendere l’arte del seminatore; provare compassione per il chicco che cade.

Ora è il tempo della speranza.>

E l’uomo vinto e, integro, sorride.

Emanuela

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