Qualche soffio di vento lo increspa, crea correnti sotterranee. Resta fisso, immobile, forte.

Nulla che lo turbi, apparentemente, resta uguale a se stesso.

Che pace si respira, eppure, allo stesso tempo, anche angoscia.

Lo sguardo rischia di stagnare in una grande pozza, chiuso dentro un confine, dove la prospettiva sparisce.

La cinta che lo contiene ha la pretesa di stringere, di fermare, di arginare l’acqua dentro un’unica forma; forse per proteggere, forse per impedire il movimento.

Come l’abbraccio di un’amante può essere rassicurante e mortale allo stesso tempo, anche l’abbraccio del lago può diventarlo.

Si rischia di caderci dentro, come sassi pesanti.

E di non uscirne più…

Emanuela