“Negli anni ho imparato a temere gli auguri ed è la ragione per cui ne mando in giro pochissimi nei giorni di festa.

Una ragione per diffidarne è che tutti ti augurano che si avveri quello che vuoi, che è bello solo se sai quello che vuoi. Ma se non lo sai, l’augurio chiama a te il caos delle infinite possibilità di quello che non sai di poter volere e le aggiunge alle possibilità di quello che credi di volere, dando vita a un intero firmamento di obiettivi che manda in cortocircuito il concetto stesso di desiderio. Desiderio significa infatti “senza stelle”, la condizione del navigante che ha perso la mappa del cielo e non sa più dov’è. Il ritrovamento dei riferimenti è consentito soltanto a chi riconosce di averli perduti. Nessuno tranne gli smarriti può esprimere desideri e meno male, dato che alzi la mano chi smarrito non si è mai. Quindi non do più per scontato che le persone sappiano cosa vogliono, tanto meno che quello che vogliono sia effettivamente la miglior cosa che può loro capitare.

L’altra ragione per cui gli auguri mi fanno paura è che siccome è l’anno nuovo tutti ti augurano cose nuove, traguardi nuovi, nuovi amori, nuove prospettive. Il cambiamento appare come valore. Il risultato è che mentre negli anni ho imparato ad accogliere ogni mutamento come segnale positivo anche quando mi destabilizzava i progetti, spesso ho commesso la sciocchezza di sottovalutare le permanenze, senza le quali nessun cambiamento è davvero buono. Da un po’ di anni a questa parte però questo errore non lo faccio più. So dove sono i cardini intorno ai quali il mio mondo gira e quando si alza il vento e tutto il resto vola via ringrazio che loro siano ancora lì, discreti come le cose che non hanno bisogno di dimostrarsi. Ciò che nel frattempo ha ceduto non era un cardine e se per qualche tempo può esserlo sembrato è solo perché a qualcuno e a qualcosa una possibilità di incardinarsi bisogna pur darla, di quando in quando. Se ringrazio ogni incontro e ogni esperienza, anche quelle apparentemente più brucianti, è perché tanto lo so che alla fine conta solo chi resta.

Dunque no, non auguro più agli amici quello che vogliono, che in certi casi se si avvera è una pessima idea e lo so per esperienza. Auguro invece quello di cui non sanno ancora di aver bisogno. E non auguro loro alcun cambiamento che non si appigli saldamente a quello che fino a questo momento li ha tenuti saldi. Il resto lo farà la vita, che come sempre se ne infischia di auguri e di oroscopi e quando arriva non chiede permesso.

Buon 2018. La buona notizia è che abbiamo ancora tempo per porre rimedio a noi stessi, pare.”

Michela Murgia, 1 gennaio 2018