Se sapessi scrivere delle parole compiute scriverei dei tuoi occhi, di quanto li ho cercati.

Potrei provare a raccontare di sorrisi e di fiori e poi di quando è calata la notte.

Di quanto ho pianto dalla pancia ché gli occhi non reggevano più.

Se sapessi usare le parole vorrei provare a dirti di quel dolore, di quando mi ha tagliata in due.

E di quella condanna.

Vorrei saper usare le parole per raccontare la mano segnata dalla cicatrice, rugosa come quella di tuo nonno, dicevi.

Quella mano la vorrei tenere.

E nel sogno lo faccio.

Ancora.

Le parole non le so usare, le pause nemmeno, i silenzi si, ma quello sai farlo anche tu.

Senza rancore è arrivata la quiete.

Acquattata sotto un cuscino turchino fa capolino se torno a casa.

Senza rancore adesso ho un gatto, perché il cane è morto.

Il gatto ti somiglia.

Senza rancore ho compreso

perché piantavi alberi, che sono rimasti a guardarmi crescere.

Io non so proprio usare le parole e nemmeno i colori.

Ma quando dico che le parole non ci sono, è una bugia.

Le parole ci sono, solo fanno male.

Emanuela