Corpo a corpo

Puo’ capitare di girovagare da soli intorno a luoghi apparentemente conosciuti e tuttavia trovarli improvvisamente estranei.

Suoni familiari si alterano in rumori da stare all’erta.

La sensazione di pace, generata dal ritmo del respiro e dei passi insieme, muta in scricchiolii allarmanti, inducendo paura.

Il disorientamento è pervasivo.

Dove sono? Che ci faccio qui? Cosa si nasconde dietro quei rami intricati?

Una vocina, che sembra ragionevole, nella testa mi dice di tornare indietro.

Ma indietro, quando mi volto, non c’è niente ormai. La strada è svanita.

Succede quando s’incontra, corpo a corpo, il proprio mostro interiore.

Il mostro interiore in genere emerge dal nulla evocato da chissà cosa e si piazza lì a sbarrare la strada per rimandare, come uno specchio, tutto quello che non è più. Impotenza e Confusione, sono sue creature.

Con lo sguardo minaccioso fissa la preda, è pronto ad attaccare.

Oggi pero’ nel bosco c’è un vento fresco che parla la lingua del mare come certe conchiglie.

Chiudo gli occhi e lentamente lo lascio entrare nel naso e fluire in ogni cellula del mio corpo.

Respiro terra e sudore, ascolto tempesta e poi, pace.

Il mio mostro ha le fattezze di un drago e io lo chiamo per nome.

Ora riconosco la strada e i suoni intorno. Ritrovo il ritmo del respiro.

Un passo, poi un altro.

Eccolo il mio drago.

Lo attraverso, proseguo.

Un incontro breve e lungo allo stesso tempo.

Come fare un viaggio all’inferno e tornare a casa.

Emanuela