Capita di avere voglia di aggiustare qualcosa che si è rotto, soprattutto se è qualcosa a cui teniamo particolarmente, per esempio una storia, la nostra.

Quella di ieri, svitata, sbullonata, smontata, probabilmente oggi, ha bisogno di essere ricomposta, alla luce di un nuovo progetto.

Per intraprendere l’impresa, è necessario fare amicizia con gli attrezzi che abbiamo a disposizione nell’angolo di lavoro.

A ben guardare alcuni risultano ormai superati eppure, non si è compreso ancora come funzionano, è necessario allora aggiornare il programma delle competenze.

Altri oramai, inchiodati nel tempo, restano appesi alla parete, per sempre.

Altre volte alcuni utensili, riposti nell’umido della cantina, sono inutilizzabili per la ruggine che li ha aggrediti.

E la ruggine, come la paura, logora tutto attaccando le parti vitali, il rischio? Ritrovarsi con un mare di roba da buttare perché, se è vero che la vita continua, non è detto che si è vivi veramente.

Gli attrezzi utili quindi, di cui non si può fare a meno, secondo me, sono quelli che permettono di riparare recuperando il passato e l’oggi; la compassione, la tenerezza, il perdono di sé… Senza dimenticare di spruzzare l’olio del sorriso per la manutenzione ordinaria e straordinaria.

Un’azione lenta lenta di riciclo creativo…

Buon lavoro

Emanuela

(Foto dal web)