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Il liberastorie

La narrazione che libera tutti

Mese

Mag 2019

Gentilezza

Prima di sapere che cosa sia veramente la gentilezza
devi perdere delle cose,
devi sentire il futuro dissolversi in un momento
come il sale in un brodo leggero.
Ciò che tenevi nella mano,
quello che avevi contato e conservato con tanta cura,
tutto questo deve andarsene così saprai
quanto possa essere desolato il paesaggio
fra le regioni della gentilezza.
Come tu vai avanti a viaggiare,
pensando che l’autobus non si fermerà mai,
così i passeggeri che mangiano pollo e mais,
continueranno a guardar fuori dai finestrini per sempre.

Prima di imparare la dolce gravità della gentilezza,
devi viaggiare fin dove l’Indiano, nel suo poncho bianco,
giace morto sul ciglio della strada.
Devi capire che potresti essere tu quell’uomo
e che anche lui era qualcuno
che viaggiava nella notte con dei progetti
e con il semplice respiro che lo teneva in vita.

Prima che tu riconosca la gentilezza come la tua cosa più profonda,
devi riconoscere il dolore come l’altra cosa più profonda.
Devi svegliarti con il dolore.
Devi parlare al dolore finché la tua voce
non avrà afferrato il filo di tutte le sofferenze
e avrai dunque visto l’intero tessuto.

Allora sarà solo la gentilezza ad avere senso,
solo la gentilezza che ti allaccia le scarpe
e che ti fa uscire incontro al giorno
ad imbucare lettere o comprare il pane,
solo la gentilezza che alza la testa
in mezzo alla folla del mondo per dire
è me che hai continuato a cercato,
e che poi ti accompagna ovunque
come un ombra o un amico.

Naomi Shihab Nye

Siedi, taci, ascolta

C’è una Parola che è in grado di nutrire, come il pane caldo appena sfornato.

É una parola che, oltre il tempo e lo spazio, giunge dalla stessa fonte e fresca, disseta.

Capace di costruire ponti, segna a croce sulla fronte.

Trasforma, cambia, apre varchi.

Come un filo invisibile, unisce alcune anime da cuore a cuore.

Attraverso un canto silenzioso giunge dal profondo, e parla all’antica memoria.

Chiama, richiama, invita…

È il linguaggio della preghiera.

Siedi, taci, ascolta.

Emanuela

Sassi e parole

Certe strade sono fatte di sassi e parole.

Tanti sassi e tante parole, non sempre fanno una buona strada.

Alcune parole ingannano, proprio come certi sassi che sembrano lisci, invece sono aguzzi, bucano le scarpe.

Alcuni sassi ti invitano a poggiare il piede, poi si muovono, e tu cadi.

Alcune parole creano l’illusione che tutto cambierà, proprio come certi sassi che sembrano messi per fare un sentiero, invece vanno verso il nulla.

Ci sono parole fatte di sassi, e sassi che invece parlano più di mille parole.

Altri sassi, che sembrano parlare, dicono solo le cose che vogliamo ascoltare.

Bisogna fare attenzione, non c’è niente di più pericoloso di questi.

Portano dritti dentro l’Ego e venirne fuori è impresa per pochi.

Emanuela

“Noi sentiamo il dolore, ma non l’assenza del dolore; sentiamo la preoccupazione, ma non l’assenza della preoccupazione; la paura, ma non la sicurezza. Sentiamo il desiderio, così come la fame e la sete; ma non appena è soddisfatto, succede come per il boccone che, nel momento in cui viene inghiottito, cessa di esistere per la nostra sensibilità. Sentiamo amaramente la mancanza di piaceri e di gioie, quando non ci sono; dei dolori invece non sentiamo direttamente la mancanza, anche se non ne proviamo da parecchio tempo, tutt’al più ce ne ricordiamo per mezzo della riflessione. Solo dolore e mancanza infatti possono venire sentiti positivamente, e dunque si fanno sentire da sé: il benessere invece è solo in negativo. Perciò noi ci rendiamo conto direttamente dei beni più grandi della vita, salute, giovinezza e libertà, solo quando le abbiamo perdute: perché anch’esse sono negazioni. Dei giorni felici della nostra vita ci accorgiamo solo quando hanno ormai lasciato il posto a giorni felici.”

Arthur Schopenhauer

E davanti a me una farfalla pettina l’aria.

Leggera si posa, bacia un fiore.

Felicità.

Emanuela

Dalla stessa apertura in cui entra l’amore, s’intrufola la paura. Quel che ti voglio dire è che se sarai in grado di amare molto, soffrirai anche molto.

Isabel Allende

“Avete mai amato un albero? Se avete amato una foresta o un albero saprete che esistono alberi che nonostante siano marciti completamente, ingannano tutti e esistono per raccontare e insegnare i loro grandi ritorni alla vita…Conoscevo un vecchio albero in pericolo, dove sono cresciuta, era un maestoso pioppo americano, una grande madre.Era sopravvissuta per diverse centinaia di anni, a ogni sorta di malattia, alluvione e temperature glaciali.Spargeva i suoi piccoli semi in lucenti batuffoli bianchi. Questi volavano e fluttuavano nei venti di primavera creando una soffice tormenta…Era una guerriera.Fu impietosamente spaccata e abbattuta…Nell’arco dell’anno qualcosa cominciò ad accadere al ceppo della grande pianta di pioppo.Dal ceppo piatto del vecchio albero spuntarono dodici alberelli. Dritti, robusti, ondeggianti.Che danzavano in cerchio.Questi alberi che germogliano esistono in natura, poiché la nuova vita è conservata nelle radici…Ora in balia dell’irriverenza dei venti, questi alberelli alti e graziosi si muovono sempre, parlano sempre con un migliaio di sfaccettature verdi.Chi può dire che una cosa a noi cara, tagliata in mille pezzi, sia davvero morta?Se pensiamo a una qualsiasi donna abbattuta, chi potrà mai iniziare a quantificare quale grande vita finirà per sbocciare dai suoi tagli, dalle sue ferite.Non importa quanto siano profonde le sue spaccature, la sua radice luminosa vive ancora, dona ancora e tenterà sempre di trovare, oltre il terreno, una vita ricca di significato.”Clarissa Pinkola Estes- La danza delle grandi madri

Ho fatto la strada a ritroso ma non ho trovato l’anello che ho perso.

Mentre vagavo nel bosco forse è caduto, oppure, è scivolato dentro al pozzo, quando ho bevuto da quel vecchio secchio.

Sono tornata indietro fin dove ho potuto, fin dove ho creduto.

Poi neve e freddo mi hanno serrato gli occhi.

Ho fatto la strada a ritroso, ma non ho trovato l’anello che ho perso.

Ho camminato senza vedere e senza credere, ma nessuna ricerca si può fare così.

Ho aspettato che la notte portasse il giorno e sperato in un qualche calore per scaldarli.

Ma non c’era ombra a proteggere quando il sole è arrivato, gli occhi si sono bruciati.

Ho fatto la strada a ritroso ma non ho trovato l’anello che ho perso.

Un vento tremendo ha spezzato un ramo per aprire la porta al gelo, che mi ha tagliato le gambe. Tra polvere e sassi sono crollata ed immobile ho gridato e pianto.

Invano ho gridato, invano ho pianto.

Ho fatto la strada a ritroso ma non ho trovato l’anello che ho perso.

Ho mangiato terra e respirato polvere e tirato sassi al cielo, ho ferito una nuvola, il suo sangue mi ha bagnata.

Ora ascolto l’insistente canto di una vecchia tortora che dice: “Resisti, resisti”.

Ha paura della notte, vuole compagnia.

Mi fermo qui.

Per un po’.

Emanuela

Quindi vuoi farmi un’intervista…disse Dio
– Se hai tempo, risposi sorridendo

Il mio tempo è l’eternità…che cosa vorresti chiedermi?

– Cosa ti sorprende di più delle persone?

Dio rispose:
che si annoiano con l’infanzia, si precipitano a crescere…e poi cercano di nuovo di essere bambini…perdono la salute per fare soldi…e poi perdono soldi per riguadagnare la loro salute. Passano un sacco di tempo pensando al futuro e dimenticano il presente e finiscono per non vivere né il presente né il futuro. Vivono come se non dovessero morire mai e muoiono come se non avessero mai vissuto. Dio a questo punto mi prese la mano e rimase in silenzio per un po’

– Allora gli chiesi: Come genitori che cosa potremmo insegnare ai nostri bambini?

Insegnagli che ci vogliono pochi secondi per aprire una ferita nel cuore delle persone che amiamo…e diversi anni per guarirle. Insegnagli che un uomo ricco non è colui che ha più ma colui che ha bisogno di meno. Insegnagli che ci sono persone che amano ma non sanno esprimere i loro sentimenti, che due persone possono guardare la stessa cosa e vederla diversamente, insegnagli che non è abbastanza perdonare gli altri e che dobbiamo anche perdonare noi stessi.

Grazie per il tuo tempo…dissi umilmente. C’è qualcos’altro che vorresti far sapere alle persone?

Dio mi guardò e sorridendo mi disse

  • Solo che sono qui. Sempre

Octavian Paler

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