Ogni uomo ed ogni donna attraversa una sensazione ed una emozione per venire al mondo: il dolore e la paura. Ogni donna che mette al mondo un figlio lo non sa, e non soltanto biologicamente.
Ogni bambino per nascere prova esattamente le stesse cose: dolore e paura.

Ogni essere umano nasce interiormente libero.

Il bambino per crescere, nel tentativo di attenuare l’impatto con un mondo esterno spesso ostile, per salvaguardare la propria parte più vera e fragile, inizia una lunga e lenta trasformazione interiore.
Alla base c’è il bisogno di essere nutrito, accettato, amato, accolto.

Un messaggio esterno, spesso ambiguo e subdolo cresce con lui: come sei non è abbastanza! Non sei abbastanza amabile.

Questo pensiero è come un vestito, così aderente da diventare pelle. Il bambino cresce e diventa adulto.

“Nel mezzo del cammin di nostra vita”, come direbbe Dante, può accadere di avvertire un senso d’incompiutezza, qualcosa non torna.
A volte questo pensiero nasce spontaneo, a volte viene scatenato da fattori esterni.
A volte, sfiancati dalla delusione di ricercare vane conferme esterne, ci si rende conto di volere qualcosa di diverso, quello che siamo non convince più tanto, nemmeno noi.
Forse c’è di più.

È la curiosità per la ricerca che permette l’attivazione di un processo di mutazione per ritrovare quanto perso per strada.
Cambiamo pelle. Affrontiamo di nuovo dolore e paura, questa volta consapevolmente, per cercare di diventare la parte più autentica di noi. Per accettare come siamo, originali e unici. Nasciamo più e più volte, nel corso di una intera esistenza. Che meraviglia!

L’accettazione permette amorevolezza per i limiti e stupore per l’illimitatezza che ognuno di noi è tanto da dare il coraggio anche di misurarsi con il superamento di essi.

Ecco perché “il paradosso del cambiamento è l’accettazione.”(Carl Rogers)

Emanuela