Tra la notte del 22 e 23 Novembre di alcuni anni fa, ritualmente mi accucciavo nel letto tra le coperte di lana e l’odore di mia nonna. Avevo circa 13 anni e odore e calore ancora me li porto dentro.

Mia nonna materna abitava al primo piano di una casetta del centro storico del nostro paese: la camera da letto dava proprio sulla stradina centrale, davanti alla chiesa; io andavo a dormire da lei per quella notte, da quando era morto mio nonno. L’ho fatto per diversi anni finché anche lei non se ne è andata; dormivamo vicine, nel lettone, sfiorandoci le mani.

Subito dopo la chiusura serale dei negozi per gran parte della notte, gli ambulanti vociavano intenti a montare i loro banchi per esporre la mercanzia: suoni diversi, tra voci e ferri che battevano in terra, accompagnavano il nostro riposo.

Quel vociferare insieme al rumore proveniente dal loro lavoro faceva compagnia.

Era una notte speciale che aspettavo sempre con trepidazione. Già l’aria si riempiva di aromi: torroni al cioccolato e noccioline tostate, zucchero filato erano quelli che maggiormente condensavano l’atmosfera.

L’odore di mia nonna nel letto, insieme al suo respiro tranquillo, mi rassicurata, facendo da sottofondo all’attesa di vivere una giornata speciale: la fiera cittadina per la festa del Patrono.

Emanuela