Ho imparato a dubitare delle certezze di alcuni e, delle mie.
Ho capito che ho necessità di parole in cui riconoscermi e che una volta pronunciate mi confondono di più.

Che la solitudine e l’isolamento sono due facce della stesa medaglia, solo che una è falsa.
Che le affinità spesso sono differenze.
Che non si cambia il mondo se prima non cambio come lo vedo e come lo vedo, non è mai assoluto.

Ho capito che quando penso di aver compreso mi sento piccola perché, non comprendo totalmente e questa è la parte più bella.

Ho imparato poi, che le “intese” sono vele e possono strapparsi e che possono essere diverse; fisiche, mentali e anche spirituali. Due sono fatte di vuoto, una no e dipende soltanto da me l’orientamento da dare.

Ho provato che perdere fa paura, perdersi di più, tuttavia finché tengo un lumino acceso sul davanzale della finestra posso trovare la strada per tornare a casa.
E quel lumino io, lo chiamo Amore.
E fino a che lo tengo acceso posso anche stare nel buio, perché quel buio non è tenebra.

Emanuela