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Il liberastorie

La narrazione che libera tutti

Mese

settembre 2018

Dove sei?

Ho cercato ovunque parole che potessero sfamare la fame di senso.

Ho cercato ovunque. Fino all’inferno.

Ho cercato ovunque parole che allentassero la morsa sul petto.

Ho cercato ovunque parole per sciogliere il laccio alla gola.

Ho cercato ovunque, fino all’inferno.

Dio sono sfinita. Ora mi siedo.

Lascia che scenda il silenzio, ora, dentro di me.

Placa la tormenta delle parole.

Donami di ascoltare il silenzio, sei lì?

“Parla Signore il tuo servo ti ascolta.”

Emanuela

(Foto dal web)

«In realtà temiamo il domani solo perché non sappiamo costruire il presente e quando non sappiamo costruire il presente ci illudiamo che saremo capaci di farlo domani, e rimaniamo fregati perché domani finisce sempre per diventare oggi».

Muriel Barbery, “L’eleganza del riccio”

Movimento lento

Ho imparato a dubitare delle certezze di alcuni e, delle mie.
Ho capito che ho necessità di parole in cui riconoscermi e che una volta pronunciate mi confondono di più.

Che la solitudine e l’isolamento sono due facce della stesa medaglia, solo che una è falsa.
Che le affinità spesso sono differenze.
Che non si cambia il mondo se prima non cambio come lo vedo e come lo vedo, non è mai assoluto.

Ho capito che quando penso di aver compreso mi sento piccola perché, non comprendo totalmente e questa è la parte più bella.

Ho imparato poi, che le “intese” sono vele e possono strapparsi e che possono essere diverse; fisiche, mentali e anche spirituali. Due sono fatte di vuoto, una no e dipende soltanto da me l’orientamento da dare.

Ho provato che perdere fa paura, perdersi di più, tuttavia finché tengo un lumino acceso sul davanzale della finestra posso trovare la strada per tornare a casa.
E quel lumino io, lo chiamo Amore.
E fino a che lo tengo acceso posso anche stare nel buio, perché quel buio non è tenebra.

Emanuela

Yoga della Risata e Gibberish

Il Gibberish, il linguaggio del “non senso” tanto caro a Dario Fo, usato nello Yoga della Risata

permette di lavorare su diversi aspetti della persona ad esempio, sulle emozioni.

E’ possibile fare esercizi per contattare la rabbia, la tristezza, ma anche la gioia, la felicità o la paura, in totale connessione con se stessi e/ o con l’altro in modo protetto e ” leggero”.

Una connessione profonda permette di “sentire” se stessi e l’altro, superando il limite del linguaggio comunemente parlato, e spesso anche frainteso, per accogliere e comprenderlo nel profondo.

Il Gibberish attiva la parte creativa della persona e fa “riposare” l’altra, razionale e forse anche un po’ giudicante, presente in ognuno di noi.

Nel Gibberish lasciamo parlare il corpo, il sudore, il respiro, la mimica facciale, il tono della voce, lo sguardo.

E’ il corpo che traduce ciò che proviamo, ad esempio nella pancia.

Comprendiamo COSA prova l’altro perché siamo attenti al COME lo dice.

Comprendiamo che attraverso l’amplificazione di un gesto, di un suono, apparentemente senza senso, stiamo esprimendo l’inesprimibile.

Quando non riusciamo a dire cio’ che stiamo provando, quando quello che sentiamo è troppo potente per noi, questa tecnica ci viene in aiuto agevolando un contattatto dolce e rispettoso prima con noi stessi e poi con l’altro.

Emanuela

P.S.

Se vuoi scoprire quanto sei in sintonia con qualcuno parla in Gibberish…😊

Artbvfr qwtreg nboptre, isertvy, certbhgd, adertmi dfetuipp!!

” […]Forse guardando le cose col cuore, aprendoci al mondo attraverso le altre facoltà, abbandonandoci a intuizioni mistiche e poetiche, riusciremo a fonderci col tutto, a comprendere che c’è un disegno, non solo per l’intero universo ma anche per ognuno di noi. E l’ equilibrio? É una momentanea realizzazione di quella completezza.”

-L’equilibrio della lucertola- Giovanni Allevi

Così continuiamo a vivere la nostra

vita, pensai. Segnati da perdite

profonde e definitive, derubati delle

cose per noi più preziose, trasformati

in persone diverse che di sé conservano

solo lo strato esterno della pelle;

tuttavia, silenziosamente, continuiamo a vivere.

Haruki Murakami

Sui draghi…

“Le favole non dicono ai bambini che i draghi esistono. Perché i bambini lo sanno già. Le favole dicono ai bambini che i draghi possono essere sconfitti”.(cit.)

Ci sono tuttavia draghi e draghi.
Certe volte sono tremendi, sputano fuoco e divorano la preda, sono arrabbiati e feriti. Altre volte sono draghi appassionati, pronti a donare la vita per un amico. Certi draghi hanno un cuore grande, generoso e fedele. Altri hanno un cuore piccolo, piccolo e pensano che il mondo abbia inizio con loro e che con loro sia destinato a finire. vivono d’istinto e non di emozioni.
Ritengo possano essere facce di una sola medaglia.
I draghi possono essere sconfitti certo, ma non battuti, piegati, mai spezzati.

Un drago non muore mai veramente.

Ognuno di noi può avere tutti gli aspetti di un drago, tutti giusti se integrati.

Questo dovremmo insegnare ai bambini.

Emanuela

Dammi il supremo coraggio dell’Amore,

questa è la mia preghiera,

coraggio di parlare,

di agire, di soffrire,

di lasciare tutte le cose,

o di essere lasciato solo.

Temperami con incarichi rischiosi,

onorami con il dolore,

e aiutami ad alzarmi ogni volta che cadrò.

Dammi la suprema certezza nell’amore,

e dell’amore,

questa è la mia preghiera,

la certezza che appartiene alla vita nella morte,

alla vittoria nella sconfitta,

alla potenza nascosta nella più fragile bellezza,

a quella dignità nel dolore,

che accetta l’offesa,

ma disdegna di ripagarla con l’offesa.

Dammi la forza di amare

sempre

e ad ogni costo.

Kahlil Gibran

Certe volte chiamiamo coerenza la paura e la paura la chiamiamo libertà…

E solo alla fine della salita mi sono accorta di essermi già persa da tempo…

Emanuela

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