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Il liberastorie

La narrazione che libera tutti

Mese

agosto 2018

L’attimo del viandante

“È l’attimo che serve per ascoltare e ascoltarsi.
Quel momento magico che giunge
dopo chilometri di polvere,
in cui ti fermi
e senti l’essenza del viaggio
diventare pensiero
unico.
Odi il vento, i piedi doloranti
e le fatiche di un cammino pellegrino
che ti parlano.
Il tempo canta e tu gioisci.
In un attimo.”
(Venzo)

“Tre passioni, semplici ma irresistibili, hanno governato la mia vita: la sete d’amore, la ricerca della conoscenza e una struggente compassione per le sofferenze dell’umanità. Queste passioni, come forti venti, mi hanno sospinto qua e là secondo una rotta capricciosa, attraverso un profondo oceano di dolore che mi ha portato fino all’orlo della disperazione.

Per prima cosa ho cercato l’amore, perché dà l’estasi, un’estasi così profonda che spesso avrei sacrificato tutto il resto della vita per poche ore di una tale gioia. L’ho ricercato anche perché allevia la solitudine, la solitudine paurosa che induce l’io cosciente a affacciarsi rabbrividendo sull’orlo del mondo per fissare lo sguardo nell’abisso freddo e senza fondo dove non c’è più vita. L’ho cercato infine perché nell’unione dell’amore ho visto prefigurato, quasi in mistica miniatura, il paradiso che santi e poeti hanno immaginato. Questo è ciò che io ho cercato e benché possa sembrare cosa troppo buona per una vita umana, questo è ciò che infine ho trovato.

Con uguale passione ho cercato la conoscenza. Ho desiderato di conoscere il cuore dell’uomo. Ho voluto sapere perché le stelle brillano. Mi sono sforzato di rendermi conto della potenza già intuita da Pitagora, che assicura al numero il dominio sopra il fluire delle cose. In parte, in piccola parte, vi sono riuscito.

L’amore e la conoscenza, nella misura in cui sono stati possibili, conducevano su verso il cielo. Ma la compassione mi ha sempre riportato sulla terra. Gli echi di grida di dolore risuonano nel mio cuore. Bambini che muoiono di fame, vittime torturate dagli oppressori, vecchi indifesi considerati dai figli un peso insopportabile, e tutto quel mondo di solitudine, povertà e dolore trasformano in beffa ciò che la vita dell’uomo dovrebbe essere. Provo lo struggimento del non poter alleviare questi dolori, e anch’io ne soffro. Questa è stata la mia vita. Trovo che sia valsa la pena di viverla, e la rivivrei con gioia se me ne fosse offerta la possibilità.”

– Bertrand Russell, Autobiografia

“La vera casa dell’ uomo non è una casa, è la strada. La vita stessa è un viaggio da fare a piedi.”
Bruce Chatwin

Se hai cuore, non puoi perdere niente dovunque vai. Puoi solo trovare.

(Jean-Claude Izzo)

Domani partirò

Domani partirò.

Un viaggio a piedi di un centinaio di chilometri.

Sono consapevole di essermi posta davanti ad una sfida, a qualcosa che ho necessita’ di risolvere. Sono tranquilla. Prenderò il tempo necessario alla mia età.

Lo zaino è pronto, poche cose da portare con me.

L’ho fatto bene, sta in piedi da solo.

Chi mi ha insegnato a fare lo zaino e a camminare è stato lui, tanto tempo fa.

Una vita fa.

Quando partivamo ricordo che ogni tanto mi lamentavo.

Non ce la facevo, mi raccontavo.

Sudavo e questo mi infastidiva.

Camminavo spesso tenendo la testa bassa guardando la strada con una certa inquietudine.

Ricordo che non mancavo di far notare il mio disappunto come una bimba che fa capricci.

Probabilmente davo anche l’impressione di non voler essere affatto lì.

Eppure, sapevo che non avrei voluto essere in un posto diverso.

Eppure sapevo che accanto a me non avrei voluto avere altri.

Che problema avevo?

Me lo sono chiesta tante volte in questi ultimi anni in cui camminare per me, oltre che un piacere, è diventato addirittura, parte integrante del mio lavoro.

Che problema avevo?

Una possibile risposta l’ho partorita durante un incontro con la mia terapeuta qualche tempo fa; l’antico bisogno di bambina di essere vista, riconosciuta, coccolata, amata oltre misura. Sempre alla ricerca di conferme.

Quel bisogno che è connaturato in chiunque abbia conosciuto l’abbandono e si aspetta che, prima o poi, lungo il bordo di una strada verrà lasciato. Come un cucciolo non voluto.

È solo questione di tempo.

Questo ha imparato la bimba.

Se è così io sono stata molto brava, ho appreso così bene la lezione da riuscire a realizzare la mia profezia, compiendola.

Comprenderlo mi fa provare tenerezza per ciò che è stato. Tutto è andato secondo un copione tragico.

“Anime coraggiose”, che fanno parte della stessa famiglia animica e che eternamente s’impegnano l’una con l’altra per imparare delle lezioni necessarie alla loro evoluzione su questa terra. Un legame profondo oltre il tempo le tiene insieme.

Direi che TUTTO torna.

Non comprendo ancora tutto. Riconosco di aver fatto tanto ma non abbastanza, ancora. Questo è un passaggio necessario quanto difficile.

Il più difficile…

Domani partirò.

Sarai sola.

Domani partirò.

La strada ti aspetta.

Domani partirò.

Un passo alla volta.

Domani partirò.

Non aver paura.

Domani partirò.

Ora sei grande.

Domani partirò.

La trovi là.

Domani partirò.

La bimba che piange.

Domani partirò.

Accompagnala con amore.

Domani partirò.

Ad amare senza paura.

Domani partirò.

Non la abbandonare.

Domani partirò.

Il tuo compito.

Domani partirò.

Emanuela

“Forse sei giunta qui perché sei interessata a vivere in modo tale da essere benedetta dal miracolo, come lo definisco io, di essere giovane da vecchia e vecchia da giovane, ovvero essere ricolma di una graziosa varietà di paradossi in stabile equilibrio…

L’anima di ogni donna è vecchia al di là del tempo e il suo spirito è sempre giovane.

Questi aspetti compongono il concetto di essere giovani da vecchi e vecchi da giovani.

Ecco l’obiettivo: vivere insieme l’anima vecchia e lo spirito giovane in piena consapevolezza.

Non si diventa vecchi vivendo semplicemente per molti anni, ma attraverso ciò che siamo diventati in quegli anni, attraverso ciò che riempie le nostre vite in quel momento, e anche per come ci siamo formati prima di iniziare a invecchiare…

Non conta quanti anni abbiamo vissuto, possiamo cominciare ora a preparare il nostro viaggio verso la forza della vecchiaia e la saggezza matura.

Tutti avranno la possibilità di vedere riaccendersi una forza istruttiva e intensa.

Ma raggiungeremo questo traguardo soltanto se lo segneremo come nostra meta, a cominciare proprio da adesso.”

“La Danza delle grandi madri”

Clarissa Pinkola Estés

Le lettere che non ho mai scritto

“Uomo mio,

la gente non sa cosa vuol dire vivere con una donna che ha sempre bisogno di te. E non solo perché è innamorata, ma perché non può compiere la maggior parte delle azioni da sola.

La gente non sa cosa vuol dire vivere con una donna così, che di mestiere fa la scrittrice e, quindi, è mossa da venti contrari e impetuosi che la portano a essere un giorno felice come una bambina e un altro triste come un’orfana.

Non lo sanno – e a te poco importa perché l’hai scelta e la ami.

Ma a me importa, eccome. Perché spesso si pensa a chi ha una disabilità ma non a chi gli vive accanto. E se ci pensa lo trasforma in un santo, o in un infermiere, o in uno strano essere ossessionato da qualche turba mentale.

Ma io so, io ti vedo e ti vivo ogni giorno.

Io vedo i tuoi occhi che cambiano espressione quando sto male, o sono felice, o sono malinconica. Vedo le tue mani prendersi cura di me, in ogni piccolo gesto, in ogni piccola e grande esigenza.

Io non posso camminare per fato, tu non ti allontani per scelta. Ma non è un sacrificio, mi dici, è la mia vita con te. Mi hai sempre detto che il tuo innamorarti di me è stata una non scelta.

E forse tutti gli amori lo sono, delle non scelte. Ci ritroviamo innamorati, e basta. Come un’infreddatura o una vincita al lotto. O un fiore che raccogliamo senza pensarci. O quando guardiamo il mare e ci sentiamo bene. Accade, nient’altro.

Poi si diventa due, si perde l’unicità che ci ha reso indipendenti e forti fino a poco prima e abbiamo l’altro affiancato a noi, separato ma indispensabile.

La gente non sa la responsabilità e la dedizione dell’essere indispensabili, perché viviamo in un mondo in cui si ripete sempre la frase “Tutti necessari ma nessuno indispensabile”. Sembra una frase vera e invece è solo cinica ed esprime il terrore del bisogno di un altro per sentirsi completi, qualunque cosa essere completi significhi e comporti. Ognuno lo è a modo suo.

Io lo sono con te, anche quando deraglio, o lo fai tu. Perché anche questo accade stando insieme, amandosi.

Ma io i tuoi occhi su di me, sulle mie fragilità li sento sempre. Come sulle mie invincibili battaglie. Tu ci sei.

E io ci sono, non perché non potrei fuggire – chi lo dice che non potrei farlo? Sono mille le vie di fuga e non richiedono gambe buone per essere percorse. Io ci sono perché ci sei tu.

Siamo comici? Teneri? Ridicoli? E a noi che importa? Sono nostre le ore, il cielo, il mare, i segreti, le parole, i silenzi.

Nostri, uomo mio.

Teniamoci stretti.”

Barbara Garlaschelli

“Essere vulnerabili non deve far paura. Bisogna avere il coraggio di essere sinceri, aperti e onesti. Ciò apre le porte a una relazione più profonda, crea forza personale e il tipo di connessioni con gli altri che cerchiamo nella vita. Parlare con il cuore ci libera dai segreti che gravano su di noi. Sono i segreti che ci fanno stare male e ci fanno aver paura. Dire la verità aiuta a ottenere chiarezza sull’autentica direzione del vostro cuore.”
Sara Paddison

“Quando ci rendiamo conto che il dolore è il primo passo verso una rinascita, e che tutto quanto è accaduto, per doloroso che sia, è soltanto un passo necessario verso la chiarificazione, nessun dolore o tormento, così come nessuna gioia, sono accaduti invano.”

Carl Gustav Jung

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