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Il liberastorie

La narrazione che libera tutti

Mese

luglio 2018

COSA DICE DI ME IL FATTO CHE NON MI FIDO DI TE…

“Non mi fido, non mi fidero’ mai più!…”

Spesso affermiamo categoricamente che non potremmo più fidarci di quell’uomo o di quella donna, o di quel gruppo di persone, della famiglia, dei colleghi, dei figli, di qualcuno che ha ferito o deluso tanto profondamente le nostre aspettative.

La ferita della delusione brucia molto.

E spesso la delusione è reciproca.

Perdere la fiducia di qualcuno a volte è inevitabile, così come perdere la fiducia in qualcuno.

La mancanza di fiducia impedisce ogni “impresa” si voglia mettere in piedi.

Impossibile pretendere la fiducia di qualcuno!

E allora?

A ben guardare, la fiducia che viene a mancare è soprattutto verso noi stessi, verso la nostra capacità di giudizio, verso la capacità di riconoscere il “pericolo”, o ciò che è giusto oppure sbagliato.

“Se sono stato/a in grado di permettere questo, allora non sono in capace di giudicare in modo corretto!” Oppure, “ho sbagliato nel giudicare”.

Giudicare spesso equivale a condanna già sentenziata.

Credo che si tratti allora di andare, in modo consapevole, verso una persona diversa da noi, con esperienze diverse dalle nostre, in un incontro dell’io col tu.

È auspicabile che l’incontro avvenga sul piano di una verità reciproca.
Con tutta la verità di cui siamo capaci.

“Non mi fido di me, non mi fido più di me stesso/a”.

Allora non si tratta tanto di fidarci di un altro, a partire dalle aspettative sul suo comportamento, quanto di ripristinare un buon rapporto con noi stessi, piantare bene qualche paletto di protezione saltato, per essere in grado di andare verso di lui senza sentirlo come minaccia.

“Quanto sei disposto a fidarti di te?”

Si tratta di riconoscere che siamo in grado di aver cura di ciò che sentiamo e di ascoltarlo in modo costante e pacifico. Di concederci la domanda: “Cosa mi sta dicendo quello che sto provando in questo momento?”

L’altro parla di noi.
Non ci fideremo dell’altro finché non saremo certi di cosa proviamo noi per noi.

“Si, mi fido di ciò che provo, sono in grado di ascoltarmi, di proteggermi, l’altro non mi serve da stampella.
Io sono responsabile di ciò che provo e faccio, l’altro lo è per se stesso.”

A questo punto siamo liberi entrambi: possiamo fidarci entrambi restando su un piano di non pretesa, di non perfezione, di non infallibilità, soprattutto di non responsabilità sua per la mia vita.

Ci incontriamo con tutta la sincerità che possiamo… Ora, nell’impermanenza dell’essere.

Emanuela😀

Manuale della buona vita

Fatti cadere, impara ad osservare i serpenti.

Pianta giardini impossibili.

Invita qualcuno di pericoloso a bere un tè.

Fai piccoli segni che dicono di si

e distribuiscili per tutta la casa.

Fai amicizia con la libertà e l’insicurezza.

Rallegrati dei sogni.

Piangi al cinema.

Al chiaro di luna, vai sull’altalena più in alto che puoi.

Coltiva stati d’animi diversi.

Rifiutati di sentirti “responsabile”, fallo per amore!

Non dimenticare di fare il pisolino.

Regala soldi. Fallo subito. Ritorneranno.

Credi nella magia, sii pronto a ridere.

Fai un bagno nel chiaro di luna.

Sogna sogni selvaggi, fantasiosi.

Dipingi su tutti i muri.

Leggi ogni giorno.

Immagina di essere incantato.

Ridi insieme ai bambini, ascolta i vecchi.

Apriti, immergiti. Sii libero. Fai le lodi di te stesso.

Fai cadere la paura, gioca con tutto.

Intrattieni il bambino in te.

Sei inocente.

Costruisci un castello di coperte.

Bagnati.

Abbraccia gli alberi.

Scrivi lettere d’amore.

Joseph Beuys

Devampirizzazione

Quando ci alleniamo a lavorare su noi stessi in modo costante; sul respiro, sui pensieri, sulle risorse, sulla postura, sulla nostra energia, questo concede un radicamento profondo nel presente inoltre, permette di ” sentire” se abbiamo vicino persone che qualcuno chiama “vampiri energetici”.

Sentire consente con gentilezza di sorridere, ringraziare, allontanare.😊

Per quanto mi riguarda, la dimensione del “qui e ora”, è un impegno personale costante ormai da diverso tempo. Non certamente scontato.

Un lavoro continuo di attenzione a ciò che sono, a quello che penso e che sento. Un allenamento che dà la possibilità di piantare ogni giorno confini chiari non negoziabili.

Riconosco se sono in un ambiente “vampirizzante” oppure, con persone non buone per me quando individuo alcuni segnali nel mio corpo come: il respiro “stitico”, un

macigno sul petto, oppure, intorpidimento di alcuni muscoli, fiacchezza generale, a volte mal di testa, male allo stomaco, tristezza pervasiva, spinta interna ad andare via molto forte, male alla spalla.

In presenza di uno o più segnali, se non mi è possibile allontanarmi subito fisicamente, ho un “ritiro interno” dove trovo ossigeno più o meno all’altezza dell’ombelico, che permette di porre una distanza di sicurezza tra me e la situazione di disagio. Appena possibile ho bisogno di recuperare con un tempo dedicato.

Per me l’ideale è lo spazio aperto, passeggiate in tutte le stagioni, meditazione, buon cibo, un buon libro, una maratona di film, un bagno caldo, ricercare buona compagnia, giocare con il mio cane, ridere, lavorare in giardino e, tanto altro.😁

Quella sensazione spiacevole resta nella memoria del corpo fino a che non viene lavorata consapevolmente.

A volte recupero velocemente, intervenendo subito, a volte meno.

Riconoscere con chiarezza un disagio “semplicemente” ascoltando il corpo, senza mentalizzarlo, è profondamente liberante ed adultizzante.

Non metterlo a tacere giustificando, con alibi diversi o peggio subendolo, è salutare.

Riconoscere cosa è tossico consente di orientare lo sguardo agilmente verso il buono, il bello, verso l’amore di se stessi…😁

Quando amiamo noi stessi, ci prendiamo cura del nostro essere speciali, unici.

L’atto stesso di amare noi stessi crea una vita di gioia e realizzazione per noi e per ogni persona che amiamo.❤

Emanuela

Mari

I mari tempestosi si riconoscono…

Certe volte la corrente li fa

indietreggiare, oppure voltare

dall’ altra parte.

I mari tempestosi si riconoscono e prima o poi s’incontrano.

In quale burrasca nessuno lo sa!

Alleati o Nemici

Distruggeranno.

Costruiranno.

Partiranno.

Resteranno.

I mari tempestosi si riconoscono…

dal profumo di menta che li precede.

Emanuela

“Sai qual è un errore che si fa sempre? Quello di credere che la vita sia immutabile, che una volta preso un binario lo si debba percorrere fino in fondo.

Il destino, invece, ha molta più fantasia di noi.

Proprio quando credi di trovarti in una situazione senza via di scampo, quando raggiungi il picco di disperazione massima, con la velocità di una raffica di vento tutto cambia, si stravolge, e da un momento all’altro ti trovi a vivere una nuova vita.”

-Va dove ti porta il cuore-Susanna Tamaro

Ostinazione

Ostinatamente continui a dare nomi errati alle cose, ai sentimenti, agli animali…alle emozioni.

Quando saprai nominare, saprai domandare.

Emanuela

Monte Ratafano

Ad ogni passo lascia ciò che è finito fuori di te ed incontra l’infinito che è dentro di te… Allora il tuo cuore si aprirà…

Emanuela

Lasciare andare…

I’m sorry. Forgive me. Thank you. I love you.

“Ma non è giusto. Il Re degli animali non dovrebbe essere un vigliacco” disse lo Spaventapasseri.

“Lo so” rispose il Leone asciugandosi una lacrima dagli occhi con la punta della coda. “Questa è la mia grande pena, e mi rende la vita molto infelice. Ma ogni volta che c’è un pericolo, il cuore comincia a battermi forte”.

“Forse soffri di cuore” provò a dire il Boscaiolo di Latta.

“Può darsi” replicò il Leone.

“Se è così” continuò il Boscaiolo di Latta “dovresti essere contento, perché vuol dire che hai un cuore. Io, per esempio, non ce l’ho, e quindi non posso neanche avere mal di cuore”.

L. F. Baum, ‘Il mago di Oz

(Foto dal web)

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