Era tempo che non venivo qui in questo tratto di bosco.

Chissà perché; probabilmente per l’illusione di conoscere già molto bene questo luogo.

L’ho visto con la neve, la pioggia, il sole alto. Ad esempio, conosco a memoria, il tratto che curva dolcemente a destra e poi si stende dritto fino alla statua della piccola Madonnina di gesso.

In una nicchia, sotto la montagna, le hanno costruito un’altarino di pietre. E’ in una posizione un po’ rialzata in modo che chiunque passando le possa rivolgere almeno uno sguardo.

Camminavo lentamente, godendo del sole che filtrava tra i rami ammirando, numerose farfalle svolazzarmi intorno.

Intenta a non fare rumore ho fatto qualche scatto, dietro di me, un anziano signore in corsa leggera, rallentando il suo allenamento, mi ha chiesto a cosa fossi tanto interessata; insetti o fiori?

Farfalle ho risposto con un sorriso. Allora si è fermato e ansimando un po’ mi ha parlato della sua antica passione, catalogare farfalle e ricordarne i nomi a memoria. Ne ha menzionati diversi indicandole. Mi ha poi spiegato che questo è il periodo in cui i rovi sono in fiore, e le farfalle amano il loro polline.

I rovi con le loro braccia allargate pungono ed allo stesso tempo fioriscono teneramente.

Abbiamo continuato a parlare e camminare insieme piacevolmente.

Ad un certo punto si è fermato, e indicando con un sorriso un albero, mi ha comunicato che quello era il suo segnale, per lui era tempo di lasciarmi.

Salutandomi gentilmente, con leggerezza si è voltato ed ha ripreso la sua corsa.

Sono rimasta qualche istante ancora a contemplare il volo delle mie variopinte amiche.

Ho immaginato che tutti dovrebbero avere un segnale preciso per riconoscere quando andare via, quando lasciar stare qualcosa o qualcuno…

Ho ripreso la mia camminata con passo più deciso.

Emanuela