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Il liberastorie

La narrazione che libera tutti

Mese

febbraio 2018

Girerò per le strade finché non sarò stanca morta

saprò vivere sola e fissare negli occhi

ogni volto che passa e restare sempre la stessa.

Questo fresco che sale a cercarmi le vene

è un risveglio che mai nel mattino ho provato

così vero: soltanto, mi sento più forte

che il mio corpo, e un tremore più feddo accompagna il mattino.

Son lontani i mattini che avevo vent’anni.

E domani, ventuno: domani uscirò per le strade,

ne ricordo ogni sasso e le strisce di cielo.

Da domani la gente riprende a vedermi

e sarò ritta in piedi e potrò soffermarmi

e specchiarmi in vetrine. I mattini di un tempo,

ero giovane e non lo sapevo, e

nemmeno sapevo

di essere io che passavo-una donna, padrona

di se stessa. La magra bambina che fui

si è svegliata da un pianto non fosse mai stato.

E desidero solo colori. I colori non piangono,

sono come un risveglio: domani i colori

torneranno. Ciascuna uscirà per la strada,

ogni corpo un colore-perfino i bambini.

Questo corpo vestito di rosso leggero

dopo tanto pallore riavrà la sua vita.

Sentirò intorno a me scivolare gli sguardi e saprò d’esser io: gettando un’occhiata,

mi vedrò tra la gente. Ogni nuovo mattino,

uscirò per le strade cercando i colori.

Cesare Pavese

Lista di cose da fare (dopo essersi lasciati)

1 Rifugiarsi nel letto piangere fino a finire le lacrime (ci vorrà qualche giorno).

2 Non ascoltare canzoni romantiche.

3 Cancellare il numero dalla rubrica del telefono anche se rimane memorizzato nei polpastrelli.

4 Non guardare vecchie fotografie.

5 Trovare la gelateria più vicina e curarsi con gelato menta e cioccolato, la menta calma il cuore. Il cioccolato, invece, te lo meriti.

6 Comprare lenzuola nuove.

7 Prendere tutti i regali, le magliette e qualsiasi cosa abbia il suo odore e portarla a un centro di raccolta.

8 Programmare un viaggio.

9 Imparare l’arte del perfetto sorriso e annuire quando qualcuno lo nomina in una conversazione.

10 Cominciare qualcosa di nuovo.

11 Non chiamare, per qualsiasi ragione.

12 Non implorare qualcuno che non vuol rimanere.

14 Prima o poi smettere di piangere….

Il modo in cui ti lasciano dice ogni cosa.

Rupi Kaur

La porta

Sulla soglia di trent’anni, sei andato via.

Io pian piano ho chiuso la porta.

La vita degli altri

Mentre un avvocato parla alle mie spalle una vecchia coppia di innamorati si tiene dolcemente per mano.

Improvvisi palpiti di vita.

La vita degli altri.

Emanuela

“La donna farfalla corregge l’idea erronea secondo cui la trasformazione va bene soltanto per la torturata, la santa o la favolosamente forte. Il Sé non ha bisogno di trasportare montagne per trasformarsi. Basta poco.

Il poco fa molta strada. Il poco fa molto cambiare. La forza fertilizzante sostituisce lo spostamento delle montagne”.

Clarissa Pinkola Estes

Donne che corrono coi lupi

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La vita – è il solo modo

per coprirsi di foglie,

prendere fiato sulla sabbia,

sollevarsi sulle ali;

essere un cane,

o carezzarlo sul suo pelo caldo;

distinguere il dolore

da tutto ciò che dolore non è;

stare dentro gli eventi,

dileguarsi nelle vedute,

cercare il più piccolo errore.

Un’occasione eccezionale

per ricordare per un attimo

di che si è parlato

a luce spenta;

e almeno per una volta

inciampare in una pietra,

bagnarsi in qualche pioggia,

perdere le chiavi tra l’erba;

e seguire con gli occhi una scintilla
nel vento;

e persistere nel non sapere

qualcosa d’importante.

Wislawa Szymborska

Il quaderno

Metto la mia anima tra le tue mani quando ti lascio leggere ciò che scrivo.

Tu non sai che scrivere, è l’esigenza di viaggiare oltre la morte, per me.

È un bisogno potente, che travaglia tutto il corpo.

Ti porto in posti nascosti tra le pieghe del cuore, nei luoghi che racconto, tenendo la penna tra le dita.

Metto tra le tue mani la mia anima, è tutta lì in quel quadernetto nero, chiusa da un elastico doppio.

Puoi sfogliarla, accarezzarla, sentirne il profumo.

Metto tra le tue mani la mia anima, lo faccio con leggerezza e timore, con il fremito d’ali di un pettirosso spostato dal vento.

Metto tra le tue mani la mia anima, così mi presento: dita piagate, sporche d’inchiostro nero e, bocca socchiusa in un bacio abortito.

Emanuela

La perla

Ho una perla attaccata al collo.

È quella di mia madre.

È quella di sua madre e di sua nonna e prima ancora, della nonna di sua nonna.

In verità, non so se merito questa perla. La storia di queste donne è una storia di resistenza, di sopportazione e di unione, per sempre!

Tuttavia, quando lei me l’ha legata al collo, mi ha sorriso dolcemente dicendo:《Sono fiera di te. Io non ce l’avrei mai fatta》.

So che non è vero, è una tosta, che comunque ce l’avrebbe fatta.

Mia madre, unita attraverso generazioni femminili da una perla, ha consegnato il testimone per il cambiamento.

Le generazioni, attraversano gli anni, passano, ma quello che non cambia è la fierezza di una perla che riluce sul petto!

Emanuela

Attimi

Nonna Manu…a nipote…
Attimi di presenza, per SEMPRE…

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“Mi piace il verbo sentire.
Sentire il rumore del mare, sentirne l’odore.
Sentire il suono della pioggia che ti bagna le labbra, sentire una penna che traccia sentimenti su un foglio bianco.
Sentire l’odore di chi ami, sentirne la voce e sentirlo col cuore.
Sentire è il verbo delle emozioni, ci si sdraia sulla schiena del mondo e si sente…”
(Alda Merini)

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