Scusi, signora posso? 

Con inerzia, e decisamente infastidita da quella domanda che le parla sopra la testa, alza lo sguardo verso l’uomo dritto davanti al suo tavolo.

Passa qualche frazione di secondo in silenzio, poi continua scusandosi, sostenendo che nessuno dovrebbe mangiare solo.

Lo guarda: è un bell’uomo, riccioluto e brizzolato; lei si sorprende di sé, sorride e gli indica di prendere la sedia vuota, del tavolo accanto.

Nel locale a quest’ora c’è lei e una coppia di anziani inglesi che sta terminando di mangiare una pizza.

Il cameriere prende la sedia, siede ed inizia a parlare a raffica: dice di essere stanco, è da questa mattina che lavora: tra poco saranno diciotto ore che sta in piedi.

La donna lo fissa e, per un attimo, crede di essere vittima di uno scherzo. Eppure, nonostante la situazione appaia quasi irreale, resta tranquillamente ad ascoltare.

Fissa l’uomo. No, non è uno scherzo, e non crede  che voglia “attaccare bottone”… vuole parlare. Raccontare.

Lei chiude il quaderno che tiene di fianco al piatto, posando la penna, e torna con lo sguardo all’uomo.

Appare stanco: la fronte, leggermente aggrottata, è imperlata di sudore.

Racconta della giornata, del lavoro e della sua famiglia. Suo figlio lo preoccupa un tantino, non trova lavoro.  Sa com’è oggi e la moglie, eh la moglie ha problemi di salute. La disturbo? No, dice lei.

L’uomo parla velocemente, quasi non respira.

Si torce ogni tanto le mani, toccandosi l’anello nuziale, all’anulare sinistro.

Lo sguardo a tratti sfuggente mostra gli occhi di un marrone intenso.

Lei cerca nella testa qualcosa da dire, ma niente. Sorride lievemente, ogni tanto e annuisce.

L’uomo la invita a mangiare, lei obbedisce: È una mega insalata colorata, con dentro di tutto.  Una specialità del locale, dice lui.

L’uomo continua a raccontare ancora per un po’, quasi in apnea: il mutuo, le tasse, la stanchezza.

Lei mangia lentamente, assaporando ogni ingrediente del suo piatto, e intanto ascolta attenta.

Improvvisamente l’uomo si interrompe ha bisogno d’altro chiede? No grazie, risponde lei. Guardando l’orologio, il cameriere si alza e si scusa per le chiacchiere, ripete che, nessuno dovrebbe mangiare da solo.

Ripone la sedia al proprio posto educatamente saluta e si dirige verso la cucina.
Istantanea di un momento di singletudine.

Emanuela