Lascio l’amore a chi se ne intende.

Lascio il cuore a pezzi e lo stomaco nel tritacarne.

Lascio l’abbandono e la perversione della colpa.

Lascio l’isolamento, con la sua lenta morte.

Lascio l’umiliazione del disconoscimento e il dolore alle mani, per aver trattenuto una corda intrecciata di spine.

Lascio tutto ciò che finisce nell’angoscia  lacerante, di un  silenzio senza appello.

Lascio  la finzione di un bacio

 al pescecane  e l’abbraccio secco, alla piovra che lo dona.

Lascio, finamente arresa,  la vittoria nelle mani  di chi l’ha tanto desiderata.

Di mio porto via poche cose; il sorriso, la tenacia ed  un po’ di coraggio.
 Basteranno  per  ricominciare.

Emanuela