​ Seduta sullo  scoglio,   il  quaderno dalla foderina rigida  poggiato sulle ginocchia, la  Bic nera tra le dita, scrive.

Ogni parola, ogni pensiero che le  urla nella  testa, la travolge come un fiume in piena. Scrive di getto, senza pensare:
“L’amore è destinato a finire proprio quando ne hai piu’ bisogno”.
Chiude il quaderno con la Bic in mezzo.
I pensieri  le  ingolfano la  testa come quando, sul raccordo anulare all’ora di punta, ti accorgi di aver imboccato lo svincolo sbagliato e non riesci ad andare né avanti né  indietro.
Ferma lì, bloccata nel traffico ti domandi
dove si fa  l’inversione di marcia, per quale motivo  ti è sfuggito  il cartello che, per tempo, indicava l’uscita.

Il mare, nel frattempo si è alzato.  Il rumore delle onde che si schiantano sulla  roccia la fa tremare.
Oppure ha solo freddo.
È stanca, confusa e disorientata. Ha voglia di perdersi definitivamente e non solo con i pensieri. Il mare la chiama.
In alto un gabbiano volteggia avido in cerca di cibo.
Lo vede tuffarsi poco distante  e risalire con un piccolo pesce chiuso nel  becco.
Il sole sta tramontando. Guarda il quaderno e decisa lo riapre, strappa il foglio scritto, lo stringe con forza, accartocciandolo tra le mani e  con slancio, lo getta in acqua. Ripone decisa la Bic nella borsa. Si alza lentamente.  Avverte un  dolore all’altezza della milza.
Nessuno saprà mai il suo tormento.

Emanuela