Era in piedi davanti alla porta della cucina. Stava dicendo che doveva andare via, che io non c’entravo niente. Ci sarebbe sempre stato per me, diceva. Non sarebbe cambiato niente, non dovevo farne un fatto personale. Ma che voleva dire? Lo guardavo mentre parlava, ma stentavo a riconoscerlo. Aveva in una mano la borsa con i pochi vestiti che portava via e dall’altra, la chiave di casa che intendeva lasciare.
La voce era bassa, lenta, quasi una cantilena, il viso rosso.
Quello che parlava, davanti a me, non era mio padre ne ero certa. Era un uomo, che aveva soltanto l’aspetto di quello che, neanche tanto tempo fa, mi teneva stretta la mano, mentre passeggiavamo lungo un sentiero di montagna.
Continuava a parlare, giustificando la sua scelta. Lasciava mia madre. L’amore finisce, questo diceva, mentre oramai non ascoltavo già più.
Tutto abbastanza normale, nessun dramma. L’amore finisce e ogni fine trascina sempre tutto con sé.
L’amore finisce e un altro amore, chiama a vivere altrove. Mentre lui mi parlava, io mi sorpresi a  ragionare proprio su questo. Intanto la pentola aveva iniziato a bollire sul fuoco. Il pranzo era quasi pronto. Mia madre sarebbe rientrata dal lavoro, da lì a poco.
Guardavo, mio padre, in quel momento uno sconosciuto e non potevo fare a meno di sentire un profondo senso di abbandono misto a delusione.
L’amore finisce. È così.
Sarebbe finito anche il mio per lui? Quando?
Queste erano le domande che mi ponevo, mentre lui chiudeva la porta di casa alle sue spalle.