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Il liberastorie

La narrazione che libera tutti

Mese

febbraio 2017

Martina

“Tra vento e sole i muri crollano. Finalmente grande. Non sola, ma libera”.

Questo pensiero martella le sue tempie: non riesce a ricordare dove ha sentito questa frase, o letto forse, o se è un miscuglio di un po’ di tutto questo.

Tutte le mattine  percorre a piedi il viale di ibisco, indossando la sua vecchia e logora tuta da jogging verde.

Da quel famoso giorno, una camminata ogni mattina le permette di iniziare la giornata con una migliore lucidità.

L’aria calda della primavera si fa sentire sulla sua pelle, appena un po’ sudata. Riconosce che uno strano profumo in quella stagione invade il suo piccolo paese.

Leggermente accelera il passo, sente la potenza nei suoi polpacci. La tuta aderisce leggermente alle gambe.

Si sente forte, finalmente.

A tratti ripensa, immagini del passato e immagini del presente si accavallano. Le facce si sovrappongono, le parole dette e quelle non dette pesano ancora come macigni: le fanno compagnia sguardi che non riesce ancora a decifrare, ed occhi, che non riesce a riconoscere come familiari, le hanno inferto una profonda ferita, ormai cicatrizzatasi. Destabilizzata e malata di malinconia, sente oggi, nonostante il macigno che porta a spasso con sé, di aver vinto la sua battaglia.

Respira, profondamente. L’aria fresca e calda allo stesso tempo, le arriva fin dentro lo stomaco facendole un leggero solletico. Respira e cammina, cammina e respira. Segue un ritmo, il suo ritmo quello che ha imparato ascoltando il suo corpo. A tratti decelera il passo e a tratti di nuovo accelera. Potenza, stabilità, vita.

-Io esisto. Esisto e non mi servi tu per farlo. Esisto, a prescindere da te -.

Questo pensiero, apparentemente scontato, nato un giorno di qualche tempo fa, le ha cambiato per sempre la vita.

In questa splendida giornata primaverile, il paesaggio intorno a lei la accoglie, avvolgendola in un abbraccio virtuale. Si scopre a sorridere a passanti sconosciuti, saluta e cammina. L’amore ha tante facce.

Respira: ogni passo è vita. Finalmente consapevole di chi è oggi, finalmente grande e in grado di amarsi.

Valentina

 

Cammina per strada. Il rumore dei suoi passi risuona sull’asfalto bagnato. L’aria umida e fredda le entra nel naso.

“Che ne sarà di me?”

Questo pensiero non l’abbandona un momento. Il cappotto di pelliccia sintetica le ciondola addosso, è diventato troppo grande ora. Lo stringe intorno al collo nel tentativo di combattere il freddo che sente penetrare fin dentro le costole.

“Che ne sarà di me?”

Cammina veloce. La strada è deserta, a tratti illuminata dai lampioni ingialliti e dai fari di qualche automobile di passaggio, che violentemente tagliano le pozzanghere. Il rumore dei suoi passi le fa compagnia. Il respiro, tra il bavero del cappotto stretto sotto la gola e i suoi occhiali, le impedisce di vedere nitidamente.

Li assesta meglio sul naso.

“Che ne sarà di me?”

Si ferma un attimo, guardandosi intorno. Le pare di non ricordare bene la strada da fare. A quale bivio girare? Si sente disorientata in mezzo a quella foresta di palazzoni di cemento. Si gira intorno, cercando una qualche insegna, di un qualche negozio che le possa permettere di ricordare. Di orientarsi di nuovo.

“Che ne sarà di me?”

Ecco, finalmente, il negozio dei cinesi all’angolo, dall’altra parte della strada, si quello è vagamente familiare.

Si, ora lo riconosce. Attraversa velocemente sulle strisce pedonali, evitando di finire con un piede nell’acqua e frettolosamente, si dirige verso il portone.

Il silenzio del cuore

 

Dicono che la distanza si misura in chilometri, oppure in miglia, oppure dicono,  in anni luce.

Io oggi so che la distanza si misura in silenzio.

Un silenzio sterile e pesante. Nero come la china. Il silenzio del cuore.

Il silenzio del cuore è quando tutto quello che doveva accadere, è accaduto.

Quando tutto quello che, forse poteva essere recuperato, è stato sprecato.

Quando tutto quello che, forse si poteva raccogliere, è stato gettato via.

Il silenzio del cuore, rende assente la tenerezza ed attonita la cura.

Il silenzio del cuore, è quando arriva il disincanto.

Ho perduto tanto, non perché tu lo valessi, ma perché tanto era il valore che io ti avevo dato.

 

 

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