Qualche tempo fa, mi è stato chiesto se ero una persona cui gli uomini non piacevano tanto.

Ci mancherebbe altro, pensai in quel momento, gli uomini erano, la parte di mondo che preferivo!

Ovviamente, detestavo alcuni atteggiamenti: l’egoismo smodato, il narcisismo sviscerato, il vittimismo applicato, la saccenza oltre ogni misura. Tutto ciò, in verità, allo stesso modo negli uomini, come nelle donne.

Degli uomini amavo il potere, inteso come potenza, fin dalla nascita profeticamente con il primo vagito lo respirano e lo amano; anche le donne, alcune, hanno potere e lo amano, tuttavia, restano in apnea lungamente prima di sentirne solo il profumo.

Degli uomini mi piaceva che fanno la pipì dritti sulle gambe, anche questo dà loro potere. Potere di pisciare e di schizzare la tazza del bagno senza preoccuparsi di ripulirla dopo.

Mi piacevano gli uomini e il loro camminare per il mondo a gambe larghe e schiena dritta ciondolando qui e li. E ogni passo accompagnarlo muovendo leggermente il capo.

Per quello che mi riguardava, da bambina, avrei voluto essere un uomo. Per anni li ho osservati, invidiati. Apparivano ai miei occhi cavalieri invincibili, coraggiosi e bellissimi, tutti, nessuno escluso.

Naturalmente imparai presto, che la realtà non era proprio quella.

Dalla delusione mi ripresi iniziando a guardarmi intorno, scoprendo l’universo femminile. Quello che avevo intorno. Le donne della mia vita. Innanzitutto le mie nonne, Concetta e Iolanda e la loro esperienza della Seconda Guerra Mondiale, quando sfollate dormivano all’aperto sotto gli alberi. Mi raccontavano storie comuni ad entrambe , mentre impastavano acqua e farina con le braccia magre e forti che sbucavano da sotto le maniche della camicia, lisa e perfettamente bianca, arrotolate fin sul gomito. Oppure quando erano intente a intrecciare i loro lunghi capelli davanti ad uno specchio macchiato e opaco. Ed io le guardavo e le ascoltavo rapita. Le mie nonne e la loro guerra combattuta attraverso piccole astuzie quotidiane. Le mie nonne, diverse eppure uguali.

Poi zia Leda con la sua profonda fede in Dio e zia Lili, sempre sorridente e con una parola risolutiva per tutti. E poi mia madre, morbida e dolce e allo stesso tempo dura e graffiante. La vita non le ha regalato niente, ogni istante di serenità l’ha ben pagato. Mamma e la sua infanzia povera e felice, mamma e la sua giovinezza inesperta, mamma e la sua vita provata e dolente. Che dire, in ognuna di loro ritrovavo un pezzo di me, mi ritrovavo e allo stesso tempo mi perdevo. Dolci e forti, timide e sfrontate, coraggiose e amanti della lotta, fedeli. Ognuna a proprio modo è stata una combattente, per ciò che aveva valore assoluto, l’amore.

Allora, alla domanda se mi piacevano poco gli uomini risposi che, malgrado mi piacessero tanto, sentivo anche di amare smisuratamente le donne.

Donne giovani o vecchie, povere o sconfitte dalla vita, vincenti o  che piangono e allo stesso tempo che sanno ridere, soprattutto di loro stesse. Quelle con i denti e quelle senza, quelle che corrono e quelle che camminano. Quelle che spingono una carrozzina o che ci vivono sopra. Che stanno attaccate a un tubo, che portano la parrucca o che si aggrappano al filo rosso di un sogno. Donne brave e cattive, donne che rubano la vita e i mariti.

Donne che ogni volta sono universi imperfetti fatti da uomini che le amano, sfruttano, pregano. Donne cui leggono poesie d’amore e asciugano lacrime da loro stessi provocate. Donne vittime, donne assassine, donne perfide, donne strane, donne artiste che dipingono o scrivono di altre come loro.

Le amo smisuratamente, perché sono forti, e sono forti perché sono donne. Poiché fin da subito hanno imparato che piantare un seme produce vita, coltivare fiori crea bellezza, leggere una storia è generare ogni volta linfa vitale per loro stesse e per chi le circonda. Donne, che sanno amare senza ritegno uomini tristi e invecchiati precocemente. Uomini piccoli che si credono giganti con il cuore fatto di spugna sintetica.

Le donne che sono donne, anche quando devono fare gli uomini. E gli uomini lo sanno.

Emanuela