Camminare per un sentiero di montagna, avendo come compagno di strada, soltanto un piccolo pettirosso che saltella avanti a te. E’ una esperienza che ti consiglio, Sofia.

Devi sapere che è necessario, rispetto a un tale incontro, bisogna camminare molto lentamente per evitare di disturbarlo mentre saltella qui e là in cerca di piccole cose da mangiare.

E’ necessario fare molta attenzione a quello che si calpesta. Piccoli rumori, tipo foglie secche schiacciate sotto i piedi, possono creare onde fastidiose come una grancassa, che irrompono nel silenzio del bosco.

Il pettirosso è un piccolo uccello dal colore piuttosto scuro, una deliziosa pennellata di rosso sul petto ed uno sguardo simpatico.

Quello che ho incontrato io, era apparentemente incurante della mia presenza in quel luogo, tutto intento al suo lavorio di becco e al contrario di me, era completamente a suo agio in quel luogo.

Tutt’intorno il paesaggio era quieto ed allo stesso tempo vivacizzato dalla tanta vita che nascondeva.

Riuscivo a vedere il mio respiro, sentivo il freddo pungermi la faccia.

Intorno a me silenzio profondo, a tratti disturbato dal tumulto dei miei pensieri.

Ho pensato che mi sarebbe piaciuto essere un pettirosso, avere la sua leggerezza .

Nel suo continuo saltellare di tanto in tanto si fermava. Avevo l’impressione che si girasse a guardarmi per accertarsi che ci fossi, ma a debita distanza.

Saltellava veloce, beccava a ripetizione e si guardava intorno con l’occhio vispo e buono.

Io, sempre dietro a lui di qualche lento passo, osservatrice discreta di una scena comune che, probabilmente, si svolge così sempre uguale in un bosco di Querce.

All’improvviso, attratto da chissà quale istinto svolazzò sopra un ramo di un vecchio albero spezzato da chissà quale inverno, che giaceva a terra, guerriero stanco da tante battaglie. Improvvisamente dal suo tronco cavo uscì una piccola arvicola seguita dalla sua prole. Il muschio lo ricopriva in parte che quasi non si distingueva dal resto del terreno intorno, la parte di tronco spezzato oramai era secco.

Dalla sua posizione il pettirosso si girò a guardarmi ancora, io mi fermai immobile. Il mio respiro era lento e gelato. Le mani, benché protette da caldi guanti di lana nera, erano oramai di marmo.

Avevo freddo quel giorno, sentivo freddo dentro e fuori di me.

Il mio compagno vispo e curioso mi lanciò un ultimo e veloce sguardo, poi volò via.

Oggi mi piace pensare che, come me, fu dispiaciuto per quella inevitabile separazione.

Ecco, ti auguro d’incontrare sulla tua strada un pettirosso, anzi, ti auguro di creare l’occasione che faccia in modo che sia lui ad incontrarti.

Se questo dovesse accadere, tieni in conto di non spaventarlo con la tua eventuale rumorosa vita.

Entra con rispetto nel suo mondo. Percorri, in punta di piedi, un tratto di strada con lui.

Poi ti lascerà, perché è così che deve fare.  A te resterà la nostalgia di un incontro e l’amore sconfinato per il bosco.

Te lo auguro di cuore piccola Sofia.