C’era una volta, molto tempo fa dove lo spazio ed il tempo si perdono nella nebbia, una immensa distesa verde, tanto immensa che l’occhio si perdeva nella ricerca dei confini. C’era una volta allora, una immensa prateria…

La prateria era un luogo tranquillo, abitata da pochi cavalli selvaggi.

Proprio uno di questi cavalli è il protagonista di questa strana storia. Il suo nome è Benny.

Benny era un cavallo pezzato bianco e nero, con un cuore grande grande. Viveva i suoi giorni tra una corsa e l’altra, poche volte si fermava. Sempre al galoppo con la sua lunga criniera al vento. Sempre di corsa, il perché, onestamente non lo sapeva neanche lui. Aveva bisogno di sentire che la terra e l’erba corressero veloci sotto i suoi zoccoli. L’odore di queste, lo facevano sentire vivo, utile.

Lo sguardo era veloce, il fiuto allertato, riusciva a percepire se qualcosa nell’aria stava cambiando.Aveva antenne nelle orecchie e nel naso. Nulla poteva sfuggirgli.

Ma un giorno, mentre era intento ad abbeverarsi al piccolo ruscello vicino alla grande caverna, dove la notte era solito rifugiarsi, sentì all’improvviso un vento impetuoso alzarsi intorno a lui. Benny, annusò l’aria, pensò che stesse per prepararsi una tempesta, pensò di correre per avvisare gli altri cavalli, la sua famiglia.

Non fece in tempo a formulare il pensiero che improvvisamente la tempesta si abbatté su di lui.

Era una terribile tempesta di vento, che sollevò intorno a lui una barriera di sabbia che lo circondò.

Benny sentì di non avere più erba e terra sotto le sue zampe.

I suoi occhi si ricoprirono di polvere ed anche il naso e le orecchie si riempirono tanto da bloccare i suoi sensi. Era terrorizzato da come si sentiva, impotente. Non avrebbe mai potuto immaginare una terribile avventura così. Tutto questo era inammissibile per lui che, credeva di avere antenne nelle orecchie e nel naso.

Cercò di correre, ma non riusciva, la paura lo aveva bloccato, cercò di guardare, ma non gli era possibile, tanto la terra si era impastata sopra i suoi occhi, cercò di ascoltare, ma non riusciva. Pensò che oramai tutto era finito, la sua vita e quella dei suoi era finita. La tempesta presto lo avrebbe ricoperto di terra, tutto era perduto. Sentì le forze venirgli meno, le sue zampe deboli.

Il pensiero gli andò ai giorni felici vissuti nella prateria, le corse con i suoi amici, la pace e la quiete delle notti d’estate, oramai però, lontani. Tale fu la nostalgia che iniziò a piangere. Sommessamente, poi una lacrima dopo l’altra fino ad un pianto inconsolabile.

Fu in quel preciso momento che sentì una voce, non capiva bene da dove arrivasse. Era una flebile ma chiara vocina. Si scosse dal pianto, decise di concentrarsi su quella voce, allo stesso tempo le lacrime intanto avevano contribuito a pulire   suoi occhi permettendo, intanto, l’apertura di una loro fessura. Fu così che, attraverso quella piccola apertura lo vide: < Ciao sono Unico, lo scarabocchio fatto di vento e terra, nasco quando c’è tempesta per sparire quando questa termina. Tu hai paura, questa ti rende fragile.> disse determinato.

 

Il povero cavallo era confuso, mai nella sua vita uno scarabocchio gli aveva parlato.

Unico continuò : <Cosa pensi di fare? Vuoi lasciarti bloccare dalla tempesta? Ora pensi che tutto sia finito, che a nulla è servita la tua vita, ma credimi, non è così. >

Benny pensò in quell’istante che, malgrado tutto fosse abbastanza surreale, lo scarabocchio aveva proprio ragione, non tutto era finito, la tempesta poteva essere placata, ma come? Fu allora che ebbe un’idea.

Chiese a se stesso un grande sforzo, superare la paura, si impose di fare un bel respiro con il suo grande naso. Si concentrò e prese tutta l’aria che poté. Un grande respiro per ritrovare l’energia persa e sebbene, dalle narici, insieme all’aria entrò anche della terra, Benny riuscì a non restarne soffocato, anzi, al contrario. Insieme con la terra, infatti, inspirò anche lo scarabocchio.

Unico entrò dentro di lui, e fu allora che sentì di nuovo la voce, ma questa volta potente e vigorosa:< Sei pezzi di vita che si sovrappongono, angoli di mondo che fluttuano cercando una forma. Tu sei la tempesta, lei è dentro di te, vive in te. Puoi domarla perché è parte di te.>

In quello stesso istante la tempesta si placò, tutto divenne più nitido. Benny riuscì ad aprire bene i suoi occhi e finalmente poté guardare. Anche l’udito migliorò. Ora era capace di ascoltare e guardare.

Diede uno sguardo intorno, la prateria aveva cambiato, un po’ la sua geografia, il paesaggio intorno appariva diverso tuttavia, egli la riconosceva, essa restava comunque la sua prateria. Il cavallo restò a lungo ad osservare ciò che era accaduto. La tempesta, con il suo terribile vento che tanto lo aveva spaventato immobilizzandolo, era finalmente terminata. Ora Benny, si sentiva calmo, sapeva che avrebbe potuto affrontare altre tempeste se fosse stato necessario. Si era scoperto parte di quel tumulto. Si sentiva forte, avrebbe potuto dominarne altre perché sapeva come fare. Sapeva che, ritornando al suo cuore, dove era custodito Unico, avrebbe potuto trovarlo ogni volta che ne avesse avuto bisogno. Unico era dentro di lui, era parte di lui. Unico, lo scarabocchio parlante era lui. La paura era stata sconfitta