lulu

C’era una volta

nel Bosco Incantato, una splendida piccola farfalla dalle ali dorate: il suo nome era Lulù.

Lulù viveva nel bosco da sempre e i suoi migliori amici erano i fiori che crescevano lì.

Questi erano molto particolari, proprio come sono quelli che crescono nei boschi incantati. Non erano comuni fiori: rossi, oppure gialli, oppure blu, erano composti da petali multicolore come l’arcobaleno. Ogni fiore un arcobaleno! E proprio così li aveva chiamati Lulù, Fiori Arcobaleno.

Lulù era solita volteggiare su di essi per salutarli e quelli, al suo passaggio, chinavano delicatamente il capo, come in un inchino.

Ogni volta che Lulù si posava lievemente sulle loro corolle rilasciava, con il vibrare delle ali, una cascata di polvere d’oro che li rendeva ancor più scintillanti, e tanta era la gioia, che emettevano un lieve suono.

Era un bosco meraviglioso dove regnava un’armonia di suoni e di colori.

Ma un giorno arrivò un messaggero dalla valle vicina.

Era il Picchio Boh. Proprio uno strano nome: Picchio Boh si chiamava così perché non sapeva mai bene cosa dovesse fare, o meglio ancora, cosa volesse fare. Picchio Boh era un abitante di una valle  spaventosa. Il suo nome era Valle Perduta.

Si racconta che a Valle Perduta ognuno perde facilmente la strada o il sentiero che sta percorrendo, tanto da non trovare più la via del ritorno.

Picchio Boh arrivò trafelato volando da Lulù per raccontarle di re Nero, regnante di Valle Perduta. Nessuno lo aveva mai visto: si sapeva solo che, dove passava lui, tutto diventava spaventosamente  buio e nero.

Re Nero, dall’alto del suo potere aveva deciso di colorare la sua valle. Voleva un po’ di colore in occasione del  matrimonio della sua unica figlia, Poca, che da lì a breve sarebbe andata  in sposa al figlio del capitano della sua guarnigione; sarebbe stato così al sicuro da eventuali rivolte.

C’erano anche altri motivi, che a noi lettori  resteranno però completamente oscuri.

Aveva ordinato il taglio di tutti i Fiori Arcobaleno che sarebbero serviti a decorare la tavola del banchetto nuziale di Poca e del suo sposo.

Con voce stridula e affaticata  dal lungo viaggio, il Picchio Boh raccontò a Lulù tutto questo, non sapendo bene perché. Lei era sconvolta, non avrebbe mai permesso una tale prepotenza. Ma cosa poteva fare? Come poteva una piccola farfalla come lei impedire un tale disastro?

Non riuscendo a trovare le risposte, decise di chiedere consiglio all’Albero Maestro, colui che regolava tutte le cose di Bosco Incantato.

L’Albero Maestro era una quercia millenaria, dal grande tronco bitorzoluto e dalla corteccia spessa. I suoi rami ampi e forti sembravano abbracciare tutto il cielo ed ogni altra cosa attorno.

L’albero ascoltò lo sfogo di Lulù. Come era possibile che Re Nero facesse una tale richiesta? Da sempre era stato chiaro un patto tra tutti gli abitanti di Bosco Incantato e di Valle Perduta: nessuno mai avrebbe invaso il territorio dell’altro. Come poteva chiedere questo? Tagliare i Fiori Arcobaleno avrebbe significato la morte del bosco.

 

La grande quercia, dopo aver riflettuto un po’ le disse: «Devi fare un grande viaggio fino alla Montagna di Sempre, e appena sarai arrivata dovrai compiere tre enormi giri intorno a lei. Lì, troverai  le risposte alle tue domande e la soluzione a quello che sta accadendo al nostro caro bosco.»

 

Lulù pensierosa rispose: «Ma non riuscirò mai a volare fino alla Montagna di Sempre. Le mie ali non riusciranno mai ad affrontare un simile sforzo. E, tre enormi giri, è impossibile!»

 

L’Albero Maestro rifletté un altro po’ e sentenziò: «Basta con questi “mai”, parti e vedrai che un compagno di viaggio ti raggiungerà. Ora va.»

 

Detto questo sospirò: tanto che scosse i suoi grandi rami e tutta la moltitudine di foglie che ricopriva la chioma produsse un dolce suono, come di campanelli: l’eco arrivò ai Fiori Arcobaleno che  tintinnarono insieme anche loro ed una musica dolcissima si diffuse in tutto il Bosco Incantato.

Lulù si  fece forza e, salutati i suoi amici, iniziò il  viaggio.

 

C’è da dire che mai Lulù si era allontanata dal Bosco Incantato: aveva sempre vissuto lì, circondata dai suoi Fiori, dai colori e dai suoni. Il suo timore, quindi, era più che giustificato.

Volava e volava e le ali si facevano sempre più pesanti. Cercava di non pensare alle difficoltà che l’attendevano,  ma di convincersi che stava facendo la cosa giusta. Ma ben presto arrivò la fatica e con la fatica la mancanza di speranza e oramai  quasi rimpiangeva  di aver iniziato quel viaggio. Tuttavia le parole di Albero Maestro erano state chiare, e lei si fidava di ciò che la grande quercia le aveva promesso: doveva continuare il suo volo.

Poco distante scorse un torrente e, avendo tanta sete, cercò di avvicinarsi il più possibile. Era tanto stanca. Scorse poco distante una bella foglia di Paulownia che galleggiava quieta. Decise di riposare lì per qualche momento, giusto il tempo di riprendere fiato. Vi si posò stremata. La foglia era grande ed accogliente e delle piccole gocce d’acqua la imperlavano: ne bevve alcune.

Il sole stava calando, il giorno volgeva al termine: decise che non ci sarebbe stato nulla di male a riposarsi un po’; magari di buon mattino avrebbe ripreso il viaggio, visto che le farfalle di notte non volano. Cadde in un sonno profondo. La poverina non si accorse che una minacciosa corrente si era alzata: una tempesta di acqua e vento era in arrivo e la foglia su cui era adagiata, prima ferma e quieta, ora veniva trascinata velocemente. La foglia correva giù per il torrente e girava e rigirava su se stessa, e ancora scivolava e andava a sbattere contro i sassi del torrente, e si fermava per un attimo, ma solo per ricominciare un istante dopo la sua folle corsa. Il vento era forte e non  accennava a placarsi. Lulù continuava a dormire senza accorgersi di nulla.

Poco lontano, un’esperta aquila reale assisteva a tutta la scena. Aveva notato il volo della farfalla e lo strano scintillio che produceva il suo battito. Dall’alto della sua posizione ne aveva seguito tutto il percorso, notando tuttavia come colpo dopo colpo la piccola aveva finito per perdere ritmo e potenza. L’aquila osservò come la foglia vorticosamente prendeva velocità, e come soltanto per la buona stella della farfalla ancora non si capovolgeva.

Fu così che senza pensarci troppo puntò in picchiata, verso il torrente, e in un lampo l’afferrò  e risalì velocemente in quota tenendo ben stretta tra le zampe, ma cercando di essere  più delicata possibile, la foglia di Paulownia con la piccola farfalla ancora addormentata  al suo interno.

Bastò qualche colpo delle sue potenti ali per uscire dalla tempesta. L’aquila risalì lungo il corso d’acqua,  lo superò, arrivando alla grande Cascata dei Desideri. Di lì arrivò in cima alla punta di un enorme montagna rocciosa, depositando la foglia al sicuro all’interno del suo nido e aspettando che la notte giungesse al termine.

All’alba del giorno seguente, Lulù si svegliò. Stiracchiò le sue ali delicate, strofinò le sue zampine e si sentì pronta a riprendere il viaggio. Soltanto allora si rese conto del paesaggio che la circondava. Era sì, ancora nella foglia, ma tutto intorno a lei era cambiato: il ruscello era svanito, non c’erano gli alberi e l’aria era diventata spaventosamente fredda.

«Buongiorno» tuonò una voce sopra di lei.

Lulù si voltò e non credeva ai suoi occhi: un mostro gigantesco, con il becco ad uncino e terribili artigli, la sorvegliava.

Pensò di trovarsi in un incubo e cominciò a provare un senso di angoscia paralizzante.

Credette che da un momento all’altro l’enorme mostro avrebbe fatto di lei un solo boccone.

«Buongiorno» insistette l’aquila.

«Salve» disse la farfalla con un filo di voce «Chi sei, se posso chiedere? Come sono arrivata qui? Hai intenzione di  mangiarmi?»

L’aquila rise «mangiarti, che sciocchezza è mai questa! Io ti ho salvata dalla tempesta. Ho seguito il tuo volo perché mi incuriosiva lo scintillio che fai mentre batti le ali e così ho visto dove ti sei posata. Ti sei addormentata nella foglia ed il vento e la corrente stavano per rovesciarla.»

«Tempesta? Corrente? Ma come è possibile? Io non mi sono accorta di nulla… mi hai salvata?»

«Si piccola» disse la grossa aquila con voce tenera «potrei sapere dove stai andando? Cosa  ti ha spinta a fare un volo così pericoloso?»

Lulù raccontò in breve tutta la storia, del Picchio, del Re, dei Fiori Arcobaleno, di Albero Maestro e del compito che doveva portare a termine; l’aquila ascoltò con attenzione, e disse:

«Mi presento, io sono Aquila Reale e questa è la mia casa. Credo proprio che il tuo viaggio sia terminato: devi sapere che ti trovi in cima alla punta più alta della Montagna di Sempre.»

«E tu mi hai condotta fin qui… sei forse l’amico di cui mi ha parlato Albero Maestro?» disse incredula

«Credo di si, depositerò a breve le mie uova in questo luogo. Posso aiutarti a portare a termine la tua missione.» Rispose Aquila compiaciuta.

«Ecco vedi, cara amica» disse titubante Lulù «io non so bene cosa devo fare. L’Albero Maestro mi ha detto di mettermi in viaggio e di arrivare alla Montagna di Sempre e di volteggiarle per tre volte intorno, ma non ce la farò mai, sono solo una  farfalla e le mie ali sono troppo piccole.»

«Da quello che ho visto – ed io ho una vista molto acuta – tu sei certamente una piccola farfalla, ma con un grande dono: spargi polvere d’oro con le tue ali, e ovunque questa si posa permette la creazione di una meravigliosa melodia. Sali sul mio capo ed ancorati alle mie piume, volerò intorno alla montagna e tu potrai muovere le tue ali  insieme a me. Volerò con te.

Lulù si fece coraggio, volò sulla enorme testa di Aquila e cercò di piantarsi molte bene tra le sue piume, attenta a non cadere giù.

L’aquila spiccò il volo: mai una farfalla aveva fatto niente di simile. Temeva di morire. Aquila si gettò dalla rupe e iniziò il primo giro della montagna: il vento, il freddo, niente poteva fermarle. Lulù si riempì di coraggio, si sentiva forte insieme alla sua amica.

Una immensa sensazione di benessere l’assalì. Sentiva che stava partecipando ad una grande avventura. Un’enorme nube nera, improvvisamente, arrivò da lontano circondandole tutte: più Aquila volava più la nube si scuriva. Tutto intorno a loro era buio e Lulù pensava alla sua amica, al fatto che le aquile non volano di notte; come poteva non perdere  l’orientamento in quell’oscurità che le avvolgeva? Aquila, coraggiosa, continuava il suo volo.

Primo giro.

Lulù combatteva la paura, sapeva che non poteva arrendersi; intrepida batteva le sue piccole ali e si accorse che, grazie alla polverina dorata che rilasciava tutto intorno, alla luce che emetteva, l’aquila riusciva a mantenere la rotta senza perdere l’orientamento. Fu allora che capì tutto, tutto quel buio, era opera di Re Nero: tentava di ostacolarle.

Lulù si fece ancora più forza, e continuò coraggiosa a battere le sue piccole ali.

Secondo giro.

L’oscurità era totale. Si sentivano avvolte da una tristezza infinita. Lulù sapeva che se quella sensazione le avesse vinte sarebbero cadute. Restava aggrappata alle piume e continuava a battere le sue piccole ali per far strada all’amica.

Chiuse gli occhi e andò con la mente al Bosco Incantato, all’armonia che vi regnava, ai colori dei suoi amici. Voleva tornarci, continuava a convincersi che tutto sarebbe stato di nuovo bellissimo, che avrebbe udito ancora quel dolce ed intenso suono, la melodia dei Fiori.

Fu allora che dal cuore della montagna partì un immenso tuono, e poi ancora un altro; echeggiarono tutt’ intorno. Lulù aprì gli occhi ed intorno a loro l’oscurità non era più così tanto profonda.

L’eco si trasformò piano piano in una dolce musica. Dal cuore della Montagna di Sempre,  partì una canto dolcissimo che fece schiarire il buio e fuggire via la tristezza.

Aquila andava rallentando il volo, arrivando quasi a danzare placidamente nell’aria, volteggiando dolcemente intorno alla montagna seguendo l’onda della musica.

Lulù era felicissima, il buio era scomparso del tutto, poteva finalmente mollare la presa. All’improvviso avvertirono un urlo tremendo dalle viscere della terra: la musica diventò parola e attorno a loro si udì una voce: «Re Nero, la tua smania ha messo in pericolo il bosco ed i suoi abitanti: mai e poi mai potrai affermare diritti su Bosco Incantato; resterai per sempre confinato  a Valle Perduta e non potrai mai pretendere altro. Sei  avido, e il colore ed  il suono non sono per te. Sempre esisteranno e non potrai mai trionfare su di loro. Grazie piccola Lulù per il tuo coraggio e la tua fiducia. Il tuo compito è finito.»

 

Lulù fiera guardò la sua amica: era ora di tornare a casa. Volteggiò sul capo di Aquila e si aggrappò di nuovo a lei, e insieme spiccarono il volo verso Bosco Incantato.

Era appagata: ora sapeva che anche i piccoli possono partecipare a qualcosa di grande e che la paura e le avversità si possono vincere se non si resta soli. Lulù  non era più solo una piccola farfalla.