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Il liberastorie

La narrazione che libera tutti

Mese

gennaio 2017

Donne

Qualche tempo fa, mi è stato chiesto se ero una persona cui gli uomini non piacevano tanto.

Ci mancherebbe altro, pensai in quel momento, gli uomini erano, la parte di mondo che preferivo!

Ovviamente, detestavo alcuni atteggiamenti: l’egoismo smodato, il narcisismo sviscerato, il vittimismo applicato, la saccenza oltre ogni misura. Tutto ciò, in verità, allo stesso modo negli uomini, come nelle donne.

Degli uomini amavo il potere, inteso come potenza, fin dalla nascita profeticamente con il primo vagito lo respirano e lo amano; anche le donne, alcune, hanno potere e lo amano, tuttavia, restano in apnea lungamente prima di sentirne solo il profumo.

Degli uomini mi piaceva che fanno la pipì dritti sulle gambe, anche questo dà loro potere. Potere di pisciare e di schizzare la tazza del bagno senza preoccuparsi di ripulirla dopo.

Mi piacevano gli uomini e il loro camminare per il mondo a gambe larghe e schiena dritta ciondolando qui e li. E ogni passo accompagnarlo muovendo leggermente il capo.

Per quello che mi riguardava, da bambina, avrei voluto essere un uomo. Per anni li ho osservati, invidiati. Apparivano ai miei occhi cavalieri invincibili, coraggiosi e bellissimi, tutti, nessuno escluso.

Naturalmente imparai presto, che la realtà non era proprio quella.

Dalla delusione mi ripresi iniziando a guardarmi intorno, scoprendo l’universo femminile. Quello che avevo intorno. Le donne della mia vita. Innanzitutto le mie nonne, Concetta e Iolanda e la loro esperienza della Seconda Guerra Mondiale, quando sfollate dormivano all’aperto sotto gli alberi. Mi raccontavano storie comuni ad entrambe , mentre impastavano acqua e farina con le braccia magre e forti che sbucavano da sotto le maniche della camicia, lisa e perfettamente bianca, arrotolate fin sul gomito. Oppure quando erano intente a intrecciare i loro lunghi capelli davanti ad uno specchio macchiato e opaco. Ed io le guardavo e le ascoltavo rapita. Le mie nonne e la loro guerra combattuta attraverso piccole astuzie quotidiane. Le mie nonne, diverse eppure uguali.

Poi zia Leda con la sua profonda fede in Dio e zia Lili, sempre sorridente e con una parola risolutiva per tutti. E poi mia madre, morbida e dolce e allo stesso tempo dura e graffiante. La vita non le ha regalato niente, ogni istante di serenità l’ha ben pagato. Mamma e la sua infanzia povera e felice, mamma e la sua giovinezza inesperta, mamma e la sua vita provata e dolente. Che dire, in ognuna di loro ritrovavo un pezzo di me, mi ritrovavo e allo stesso tempo mi perdevo. Dolci e forti, timide e sfrontate, coraggiose e amanti della lotta, fedeli. Ognuna a proprio modo è stata una combattente, per ciò che aveva valore assoluto, l’amore.

Allora, alla domanda se mi piacevano poco gli uomini risposi che, malgrado mi piacessero tanto, sentivo anche di amare smisuratamente le donne.

Donne giovani o vecchie, povere o sconfitte dalla vita, vincenti o  che piangono e allo stesso tempo che sanno ridere, soprattutto di loro stesse. Quelle con i denti e quelle senza, quelle che corrono e quelle che camminano. Quelle che spingono una carrozzina o che ci vivono sopra. Che stanno attaccate a un tubo, che portano la parrucca o che si aggrappano al filo rosso di un sogno. Donne brave e cattive, donne che rubano la vita e i mariti.

Donne che ogni volta sono universi imperfetti fatti da uomini che le amano, sfruttano, pregano. Donne cui leggono poesie d’amore e asciugano lacrime da loro stessi provocate. Donne vittime, donne assassine, donne perfide, donne strane, donne artiste che dipingono o scrivono di altre come loro.

Le amo smisuratamente, perché sono forti, e sono forti perché sono donne. Poiché fin da subito hanno imparato che piantare un seme produce vita, coltivare fiori crea bellezza, leggere una storia è generare ogni volta linfa vitale per loro stesse e per chi le circonda. Donne, che sanno amare senza ritegno uomini tristi e invecchiati precocemente. Uomini piccoli che si credono giganti con il cuore fatto di spugna sintetica.

Le donne che sono donne, anche quando devono fare gli uomini. E gli uomini lo sanno.

Emanuela 

 

 

31 Dicembre 2016

​Dal silenzio del bosco, auguro a tutti un Sereno Anno.

Auguro ad ognuno di fare “silenzio”,
 profondamente dentro di noi.
Silenzio dalla rabbia, silenzio dal rancore, silenzio dalla delusione,
silenzio dalla guerra che ci portiamo dentro.
Silenzio dalle bugie,
silenzio dalle verità presunte ed assolute.
Silenzio dal rumore, dal rimuginare,
silenzio dai rimpianti.
Silenzio per ascoltare la parte vitale che è  in ognuno di noi, quella che troppo spesso si fa tacere in nome di un “rumore” apparentemente più attraente.
Buon 2017…a tutti.

A te


“..Vivi, come fosse l’ultimo giorno della tua vita, con dignità  e rispetto, come se non avessi più  tempo.
Ama, fino a non poterne più.
Cammina, tanto , tanto da stancarti, da sudare, da sentire male alle gambe.
Respira, e trattieni la forza che arriva dal naso e poi..e poi lasciala  andare, rallenta, soffia fuori.
Datti il permesso di riposare, di guardare intorno a te e, dentro di te.
Datti il permesso della debolezza, di sentirti fragile ed impotente.
Datti il permesso di sbagliare.
Datti il perdono.
Guarda, tutto intorno a te è  vita vera.
 Vivi, fallo per me.”

 

La piccola fiammiferaia si trova in un ambiente in cui non può  fiorire. () Se fossimo al suo posto cosa potremmo fare?  () Esistono tre tipi di fantasia. Il primo è  fonte di piacere, una sorta di gelato per la mente, da gustare come i sogni ad occhi aperti. Il secondo è  l’immaginazione intenzionale. Questa fantasia è  come una seduta in cui si pianificano le cose, è  come un veicolo che ci porta all’azione. Tutti i successi psicologici, spirituali, finanziari e creativi-cominciano con fantasie di questa natura. Il terzo tipo di fantasie è  quello che porta tutto a uno stop, che ostacola la giusta azione nei momenti critici.
Purtroppo queste sono le fantasie che la piccola fiammiferaia  tesse.()

La piccola fiammiferaia vaga per le strade e prega i passanti di comprarle i fiammiferi. La scena mostra uno degli aspetti più  sconcertanti dell’istinto danneggiato delle donne: l’offerta della luce a poco prezzo.()
Quando la piccola fiammiferaia decide di accendere i fiammiferi, usa le sue risorse per fantasticare invece che per agire, usa la sua energia per qualcosa di effimero. Ciò  si manifesta in modi ovvi nell’esistenza femminile. Una è  decisa a frequentare l’università, ma impiega tre anni per decidere la facoltà. Un’altra vuole dipingere una serie di quadri, ma siccome non ha un posto in cui appenderli, la pittura non è  prioritaria.()
Ha quaderni pieni di sogni ma, affascinata dalla loro interpretazione, non si preoccupa  di trasformare in azione il loro significato. Sa di dover  partire, smettere, andare, ma non ne fa nulla.()

Quando una donna è  congelata nel sentimento, non riesce più  a sentirsi, quando il sangue, la passione non raggiungono più  le estremità  della psiche, quando è  disperata, allora una vita fantastica è  molto  più  piacevole di qualsiasi  cosa su cui si possa posare lo sguardo.()

Tale fantasticare è  come una bugia: se la ripeterete, finirete per crederci.”

-Donne che corrono coi lupi- Clarissa Pinkola Estes

Un giorno troverò certamente le mie parole, o meglio , le mie parole forse un giorno troveranno me, la mia esperienza un giorno incontrerà le parole che la libereranno. Non riesco a scrivere, ma riesco di certo a vivere. E, un giorno, da questa mia vita reale nasceranno anche parole.”

Hetty Hillesum (tratto dal Diario )

Pensiero notturno

Scoprirai che  non sei il fiume  

ma solo un argine che fa da sponda all’acqua.

Alle cinque del mattino

E il delirio lascerà

il posto alla quiete.

Stare

 

Stare, con la gioia, stare, con il silenzio,

stare, con la fiducia, stare, con la paura,

stare, con il dolore, stare, con la sconfitta,

stare, con la rabbia, stare, con la solitudine,

stare, con il tradimento, stare, con la delusione,

stare, con il rancore.

Stare, con le emozioni, stare, senza combatterle,

stare, per comprendere, stare, per affrontare,

stare, per superare, stare, per riscattare,

stare, per vivere.

C’era una volta

C’era una volta,

sapore di latte e miele.

C’era una volta,

sciroppo di mandorle tostate.

C’era una volta,

profumo di biscotti nel forno e un bacio con le nocciole.

C’era una volta,

cioccolata bollente, pane fragrante, burro e marmellata.

C’era una volta,

un abbraccio caldo.

C’era una volta,

passi lungo un binario assolato.

C’era una volta,

la parola oltre il confine e il silenzio come rugiada gentile.

C’era una volta…

C’era una volta e poi non c’era più.

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