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Il liberastorie

La narrazione che libera tutti

Metamorfosi, secondo me

…Quando viene delusa l’aspettativa, tutta umana, di essere visti, riconosciuti, compresi, amati…

…Quando non si trovano più le parole per spiegare chi siamo a noi stessi e all’altro…

…Oppure quando il dolore diventa così forte da impedire di connettere, di formulare pensieri di senso compiuto; l’essere senziente dichiara la crisi.

Per affrontarla spesso trova strategie creative.

Una di queste è la trasformazione fisica.

La trasformazione è conseguenza di un movimento in atto, inarrestabile e violento

Spesso le persone cambiano taglio di capelli, colore, tipo di abbigliamento, oppure dimagriscono, oppure ancora ingrassano.

Osservando con attenzione il cambiamento esteriore che la crisi produce, è possibile comprendere in che fase del travaglio si sta.

Di facile generalizzazione potrebbe essere l’applicazione di una scontata deduzione:

Crisi =Trasformazione

Trasformazione = Cambiamento.

Cambiamento= Crescita

Crescita = Processo Positivo

(vedi l’onnipresente esempio del bruco che si trasforma in farfalla).

Sebbene ogni cambiameto sia un processo vitale, non si può negare la portata di dolore che lo accompagna, cambiare è anche un po’ morire.

Se un incubo si palesa, o un bisogno forte fa leva nel profondo, oppure una tempesta emotiva si scatena, l’essere umano attiva un processo di trasformazione detto anche, metamorfosi.

Già presente nel nostro intimo, l’incubo tenuto sotto chiave per anni ad un certo punto, scatenato da chissà cosa, prende forza, si libera e assume una forma, la più spaventosa per noi.

Allora trasformarsi, mimetizzarsi, può diventate il tentativo di creare una sorta di avatar per allontanare qualcosa che sconvolge troppo.

Certe volte “camuffare” se stessi è funzionale al non “stare”.

È il modo con cui il corpo e la mente si organizzano allo scopo di far vivere ad un io esterno, qualcosa di incomprensibile, inaccettabile per l’io interno.

Inizia così una cruenta battaglia per la sopravvivenza; proteggere il proprio nucleo vitale.

Non tutto va perduto nella trasformazione, anzi!

Tuttavia è necessario un tempo per lasciar decantare, accettare ciò che ha cambiato forma per mantenere intatto il nucleo.

Il tempo del vuoto apparente.

È il tempo di fare pace con il bisogno d’amore non soddisfatto.

È il tempo di imparare ad amare in modo “sano” , noi stessi e gli altri.

È il tempo di stabilire nuove relazioni…

Vi presento Scopino, il gatto del vicino…❤

Emanuela

Nel cuore

L’ho incontrato nel cuore.

Non per strada, dal benzinaio, o al supermercato perché il latte era finito.

Nemmeno al parco a giocare con il cane.

L’ho incontrato nel cuore…

Ben vestita, stirata e ripulita, mi son fatta trovare.

– “Ciao, di spalle non ti riconoscevo però, mi chiedevo di chi fosse sto sedere.”

… Ero certa sarebbe finita lì…

Invece no, il cuore si è aperto. Siamo entrati.

Ballando e ridendo, si è fatto spazio tra le crepe, ha coltivato fiori, piantato alberi, ha messo radici profonde.

L’ho incontrato nel cuore…

Dentro il cuore non è per tutti.

Dentro il cuore si può morire.

Il cuore non chiude mai. Non riposa mai.

Notte e giorno batte, batte, batte. Chiama.

Straordinari, straordinario, mai un orario che sai chi viene.

Il cuore offre sangue vivo, birra ghiacciata e anche veleno. Siedi e ordina, se sai cosa vuoi.

Dentro il cuore non si bara e

senza le carte giuste, la partita è persa, aivoja a dire non vale!

L’ asso nella manica non c’è.

Capita di tirarare ai dadi e i maledetti si spostano.

Cazzo ho perso ancora!

Quando capita che vinci amore, quello si trasforma in rancore, che poi fa rima con furore.

Giri la faccia e un barista ti spernacchia.

Dentro il cuore, se fa freddo, crepi.

L’ho incontrato nel cuore, perché

l’appuntamento era lì.

Tanta la sua fretta di uscire, che manco i saluti feci in tempo a dire.

La folla degli avi sulla porta spingeva e gridava

-Hai visto? Questione di tempo…-

Inebetita, rimasi solo seduta.

Ordinai qualche parola da sgranocchiare, portarono noccioline.

L’ho incontrato nel cuore, perché l’appuntamento era lì.

Ora non ha più importanza.

Questa storia vecchia la racconto ai fantasmi.

Mammamia quanti!

Resto ancora seduta al bancone del vecchio cuore, un po’ sbronza e un po’ no. Forse anche stronza.

Solo un po’…il giusto.

Ordino noccioline chissà,

forse serviranno parole oppure, amore.

Intanto tengo d’occhio il barista.

Bel culo!

Emanuela

Vita da gatto

Direi che è tutto abbastanza chiaro…🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣

L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già

qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono

per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino

al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento

continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e

farlo durare, e dargli spazio

Italo Calvino, Le città invisibili

D’un colpo, ogni cosa è cambiata, il tono, l’aria, non si sa che pensare, chi ascoltare.

Quasi che per tutta la vita ti avessero condotto per mano come una bambina e, a un tratto, ti avessero lasciato: impara a camminare da sola. E non c’è nessuno intorno, né amici, né autorità costituite. Allora ci si vorrebbe poter affidare all’essenziale, alla forza della vita o alla bellezza o alla verità, perché esse, e non le autorità umane ormai travolte, ti dirigano in modo sicuro e senza riserve più di quanto non avvenisse nella solita vita di sempre, ora tramontata e lontana.

Boris Pasternak, Dottor Zivago

“Per tutta la durata degli studi, Chris si sottomise in misura sorprendente all’autorità di Walt, ma interiormente non smise mai di rodersi il fegato. A lungo rimugino’ su quelle che percepiva come le lacune morali del padre, l’ipocrisia dello stile di vita dei genitori, la tirannia del loro amore condizionato, finché in conclusione non decise si ribellarsi e, quando lo fece, fu con mancanza di misura.”
Jon Krakauer- Nelle terre estreme-

“Ai più rabbiosi naviganti delle Rete suggerirei di convertire i loro aggressivi percorsi in navigazioni della bellezza. La vita è brevissima, abbiamo poco tempo davanti e mille cose interessanti a cui pensare. Usare anche un solo momento del proprio preziosissimo tempo per insultare il prossimo è un inutile spreco di energia vitale”.

Liliana Segre

…UN TANTINELLO POLEMICO… SCONSIGLIO LETTURA…

Immagino non ci sia niente di piu’ patetico delle donne che si fanno la guerra; per un posto di lavoro, per un paio di scarpe, per un uomo…

Immagino sia possibile evitare di lasciarsi trascinare da un’altra dentro una lotta che nel proprio immaginario la vede “più giusta”…”più bella”, più adatta”, se si ha chiara la natura creatrice pervasiva delle donne.

E’ possibile uscire dal ” gioco”,
interrompendolo, non cedendo ad una becera guerra di donne contro donne, che si accapigliano, scodinzolanti e illuse…

Ritengo che si possa spezzare questo sistema, uscendo da schemi ripetitivi che hanno come sottotitolo: “io ti salverò”, facendo una buona analisi…su di sé…

“Le donne creano, non distruggono”.

Mi piace partire da questo presupposto: la natura creatrice delle donne non va mai in saldo, non si svende mai.
Le donne creano, non distruggono, soprattutto altre donne…

Chi non lo comprende, è destinata a soffrire.

E poi c’è lei… Hevrin Khalaf.
Ho letto in un articolo come è stata uccisa, in modo orrendo.
Vorrei invitare a guardare a lei come creatrice, che ha dato VITA, la propria VITA per permettere ad altre donne di vivere libere…

Guardando lei possiamo smettere di razzolare e tentare di volare…
Emanuela

Senza rancore

Se sapessi scrivere delle parole compiute scriverei dei tuoi occhi, di quanto li ho cercati.

Potrei provare a raccontare di sorrisi e di fiori e poi di quando è calata la notte.

Di quanto ho pianto dalla pancia ché gli occhi non reggevano più.

Se sapessi usare le parole vorrei provare a dirti di quel dolore, di quando mi ha tagliata in due.

E di quella condanna.

Vorrei saper usare le parole per raccontare la mano segnata dalla cicatrice, rugosa come quella di tuo nonno, dicevi.

Quella mano la vorrei tenere.

E nel sogno lo faccio.

Ancora.

Le parole non le so usare, le pause nemmeno, i silenzi si, ma quello sai farlo anche tu.

Senza rancore è arrivata la quiete.

Acquattata sotto un cuscino turchino fa capolino se torno a casa.

Senza rancore adesso ho un gatto, perché il cane è morto.

Il gatto ti somiglia.

Senza rancore ho compreso

perché piantavi alberi, che sono rimasti a guardarmi crescere.

Io non so proprio usare le parole e nemmeno i colori.

Ma quando dico che le parole non ci sono, è una bugia.

Le parole ci sono, solo fanno male.

Emanuela

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