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Il liberastorie

La narrazione che libera tutti

“Avete mai amato un albero? Se avete amato una foresta o un albero saprete che esistono alberi che nonostante siano marciti completamente, ingannano tutti e esistono per raccontare e insegnare i loro grandi ritorni alla vita…Conoscevo un vecchio albero in pericolo, dove sono cresciuta, era un maestoso pioppo americano, una grande madre.Era sopravvissuta per diverse centinaia di anni, a ogni sorta di malattia, alluvione e temperature glaciali.Spargeva i suoi piccoli semi in lucenti batuffoli bianchi. Questi volavano e fluttuavano nei venti di primavera creando una soffice tormenta…Era una guerriera.Fu impietosamente spaccata e abbattuta…Nell’arco dell’anno qualcosa cominciò ad accadere al ceppo della grande pianta di pioppo.Dal ceppo piatto del vecchio albero spuntarono dodici alberelli. Dritti, robusti, ondeggianti.Che danzavano in cerchio.Questi alberi che germogliano esistono in natura, poiché la nuova vita è conservata nelle radici…Ora in balia dell’irriverenza dei venti, questi alberelli alti e graziosi si muovono sempre, parlano sempre con un migliaio di sfaccettature verdi.Chi può dire che una cosa a noi cara, tagliata in mille pezzi, sia davvero morta?Se pensiamo a una qualsiasi donna abbattuta, chi potrà mai iniziare a quantificare quale grande vita finirà per sbocciare dai suoi tagli, dalle sue ferite.Non importa quanto siano profonde le sue spaccature, la sua radice luminosa vive ancora, dona ancora e tenterà sempre di trovare, oltre il terreno, una vita ricca di significato.”Clarissa Pinkola Estes- La danza delle grandi madri

Ho fatto la strada a ritroso ma non ho trovato l’anello che ho perso.

Mentre vagavo nel bosco forse è caduto, oppure, è scivolato dentro al pozzo, quando ho bevuto da quel vecchio secchio.

Sono tornata indietro fin dove ho potuto, fin dove ho creduto.

Poi neve e freddo mi hanno serrato gli occhi.

Ho fatto la strada a ritroso, ma non ho trovato l’anello che ho perso.

Ho camminato senza vedere e senza credere, ma nessuna ricerca si può fare così.

Ho aspettato che la notte portasse il giorno e sperato in un qualche calore per scaldarli.

Ma non c’era ombra a proteggere quando il sole è arrivato, gli occhi si sono bruciati.

Ho fatto la strada a ritroso ma non ho trovato l’anello che ho perso.

Un vento tremendo ha spezzato un ramo per aprire la porta al gelo, che mi ha tagliato le gambe. Tra polvere e sassi sono crollata ed immobile ho gridato e pianto.

Invano ho gridato, invano ho pianto.

Ho fatto la strada a ritroso ma non ho trovato l’anello che ho perso.

Ho mangiato terra e respirato polvere e tirato sassi al cielo, ho ferito una nuvola, il suo sangue mi ha bagnata.

Ora ascolto l’insistente canto di una vecchia tortora che dice: “Resisti, resisti”.

Ha paura della notte, vuole compagnia.

Mi fermo qui.

Per un po’.

Emanuela

Quindi vuoi farmi un’intervista…disse Dio
– Se hai tempo, risposi sorridendo

Il mio tempo è l’eternità…che cosa vorresti chiedermi?

– Cosa ti sorprende di più delle persone?

Dio rispose:
che si annoiano con l’infanzia, si precipitano a crescere…e poi cercano di nuovo di essere bambini…perdono la salute per fare soldi…e poi perdono soldi per riguadagnare la loro salute. Passano un sacco di tempo pensando al futuro e dimenticano il presente e finiscono per non vivere né il presente né il futuro. Vivono come se non dovessero morire mai e muoiono come se non avessero mai vissuto. Dio a questo punto mi prese la mano e rimase in silenzio per un po’

– Allora gli chiesi: Come genitori che cosa potremmo insegnare ai nostri bambini?

Insegnagli che ci vogliono pochi secondi per aprire una ferita nel cuore delle persone che amiamo…e diversi anni per guarirle. Insegnagli che un uomo ricco non è colui che ha più ma colui che ha bisogno di meno. Insegnagli che ci sono persone che amano ma non sanno esprimere i loro sentimenti, che due persone possono guardare la stessa cosa e vederla diversamente, insegnagli che non è abbastanza perdonare gli altri e che dobbiamo anche perdonare noi stessi.

Grazie per il tuo tempo…dissi umilmente. C’è qualcos’altro che vorresti far sapere alle persone?

Dio mi guardò e sorridendo mi disse

  • Solo che sono qui. Sempre

Octavian Paler

Ti sei innamorato dei miei fiori, ma non delle mie radici.

Così quando è venuto l’Inverno, non hai saputo cosa fare.

…Non hai aspettato la mia nuova Primavera.

– Ysabeau Dennis –

L’arte di scomparire

Quando ti dicono: Ma non ci conosciamo?
dì pure di no.

Quando vi invitano a una festa
ricordati quel che sono i party
prima di rispondere.
Qualcuno vocia forte
che una volta ha scritto una poesia.
Salsiccia grassa su un piatto di carta.
Perché rispondere?

Se dicono : ci dobbiamo vedere!
rispondi: come mai?

Non è che non li ami più.
Stai cercando di ricordare altre cose
troppo importanti per essere dimenticate.
Alberi. La campana del monastero al crepuscolo.
Dì loro che hai un nuovo progetto.
Non finirà mai.

Se qualcuno ti riconosce al supermercato
annuisci e sparisci fra i cavoli.
Se qualcuno che non hai visto in dieci anni
appare alla porta,
non iniziare a cantare tutte le tue nuove canzoni.
Non ti potranno raggiungere.

Vai in giro come fossi una foglia.
Potresti cadere in un secondo.
Poi decidi che fare del tuo tempo.

Naomi Shihab Nye

Il fiume è famoso per il pesce.

La voce forte è famosa per il silenzio,

che sapeva che avrebbe ereditato la terra

prima che qualcuno lo dicesse.

Il gatto che dorme sullo steccato è famoso per gli uccelli

che lo osservano dal nido.

La lacrima è famosa, fugacemente, per la guancia.

L’idea che porti vicina al tuo cuore

è famosa per il tuo cuore.

Lo stivale è famoso per la terra,

più famoso della scarpa elegante,

che è famosa solo per i pavimenti.

La fotografia sgualcita è famosa per chi la conserva

e niente affatto famosa per chi vi è ritratto.

Voglio essere famosa per gli uomini dal passo strascicato

che sorridono attraversando la strada,

i bambini appiccicosi in coda al supermercato,

famosa come quella che restituisce il sorriso.

Voglio essere famosa nel modo in cui è famosa una carrucola,

o l’asola di un bottone, non perché hanno fatto qualcosa di spettacolare,

ma perché non hanno mai dimenticato quello che erano capaci di fare.

Naomi Shihab Nye

Niente è più inabitabile di un posto dove siamo stati felici.Cesare Pavese

Le primavere che restano voglio
che trovino sveglia la mia allegria.
Non so quante saranno. Ma terrei
sempre Maggio imprigionato nell’anima.

Come quell’olmo di Machado, aspetto
comunque il mio turno di miracolo.
Non mi negate un sogno. Altrimenti
mi rimarrebbe soltanto Gennaio.

Qualcuno dice che tutto è diverso,
che i tempi sono cambiati e davanti
ci sono solo il ricordo e la cenere,

ma io, nel caso, quando giunge Maggio
distendo l’anima al sole, perché
prenda quanta più speranza è possibile.

Luis López Anglada

Non era niente

Non era niente,

pensa che alla fine di tutto potrai dire

questa frase

perché la vita in fondo

è un falso allarme.

Intanto considera

che quasi mai la realtà congiura,

più spesso gira via per conto suo.

Considera che i tuoi amici

non possono occuparsi solo di te,

considera che aiutare è più saggio

che chiedere aiuto.

È vero, chi non spinge

ti respinge, chi non ti ama

non merita nulla, ma allora

ogni attimo sia devoto e santo,

squarcia il tuo tempo

coi lampi dell’offerta,

non chiedere, non mendicare.

Segui la terra, regala le tue vertebre

ai passanti.

Alla fine dei tuoi giorni

resteranno le tue imprudenze,

più che i calcoli e gli indugi

resteranno i canti.

Franco Arminio

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