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Il liberastorie

La narrazione che libera tutti

L’amore eterno non esiste. Eppure esiste la promessa, l’aspirazione degli amanti a rendere il loro amore eterno. Questa aspirazione non va ridicolizzata. Non è il volto immaturo dell’amore. Piuttosto è la potenza dell’amore che sa introdurre l’eterno nel tempo, che sa trasformare la contingenza dell’incontro in una necessità che si ripete.

Massimo Recalcati

Ciao e basta.

Giornata livida e piovosa. Lei è in fila allo sportello della banca con in mano il numero trentasette, mentre una voce metallica e anonima chiama il numero nove.
Tra gente nuvolosa, che starnutisce e scatarra, incrocia lo sguardo di qualcuno che sembra conoscerla: a prima vista un bell’uomo, sulla cinquantina, più o meno la sua età. Ha un’aria trasandata, vagamente familiare.

Non vorrebbe fissarlo, tuttavia sente lo sguardo dell’altro su di lei; gira leggermente la testa e torna a dare un’occhiata.
Incontra occhi scuri, forse neri, probabilmente prima di lei, si è chiesto dove è stata l’ultima volta che l’ha vista.

Improvvisamente ecco che sotto il mantello di anni e di nebbia riconosce lo sguardo di un ragazzino pestifero: non è altro che il suo primo fidanzatino, avuto all’età di unidici anni. Lui anche la riconosce, si vede dagli occhi che sorridono, e forse un tantino imbarazzato dice, ciao!

Ciao? “Ciao”, come se non avessero attraversato mille vite
“Ciao”, come se si fossero visti l’ultima volta ieri; come se lei fosse ancora quella ragazzina timida e chiusa ermeticamente dentro un barattolo di marmellata di fragole scaduta. Soltanto gli occhi bastano a riconoscersi?

Ciao, risponde lei, mentre il tumulto di domande mute le invadono la testa.
Le guance avvampano.

Chissà se la sua vita somiglia, appena appena, a come la sognava da bambino?
Chissà se, qualche volta, ancora suona i campanelli e scappa via?

“Ciao” e “che palle”, pensa di se stessa.

Quanto ci ha messo dentro in questo semplice saluto.
Lei che ancora corre a scrivere quando le accade qualcosa, anche di notte lo fa. Una vecchia abitudine.
Da ragazzina teneva quaderni zeppi, zeppi, fino a quando non ha scoperto che sua mamma li leggeva di nascosto. Così ha iniziato a scrivere solo quello che immaginava lei volesse leggere.

Ciao, solo ciao è bastato a far giungere infinita tenerezza verso due ragazzini che per caso, si sono incrociati, salutati e in una frazione di secondo, hanno fatto un tuffo temporale di un milione di anni, o almeno questo è quello che capitato a lei.

Ciao alla bimba chiusa nel barattolo, ciao al ragazzino ribelle.

Ciao, senza rimpianti, solo tenerezza, ciao e basta.

Fuori piove, sorride.
Ciao.

Finita nell’Infinito

A volte mi illudo di poter contenere il mare in un secchiello. Lo vorrei portare a casa per sentirne ogni tanto l’odore, oppure per tentare di arginare il senso di smarrimento che provo certe volte, quando mi ci metto davanti. Il mare, se lo guardi dalla riva, sembra che lo comprendi. Ogni cosa se la guardi dalla riva sembra comprensibile, anche l’Infinito. I tentativi messi in campo per rendere l’Infinito finito, all’Immensita’ fanno tanta tenerezza, credo. Delle volte dimentico di essere un po’ mare anche io. Sono una goccia d’acqua di mare, dentro un mare Infinito di gocce che, pur appartenendo al mare, non sono il mare. Sento che il mare ha bisogno di questa goccia, e la goccia senza il mare probabilmente non esisterebbe. Il senso di tutto ciò che accade alla goccia, sta all’interno dell’ infinito mare. Ogni volta che sento il bisogno di “spiegare” mi ricordo che se comprendessi l’infinito, io sarei lnfinito ma per quello che è finito, non è possibile comprendere l’Infinito. Sono goccia di finito dentro un mare Infinito. Il senso della goccia sta dentro il mare. Questa è la mia natura, e va bene cosi.

Emanuela

Il fotografo

Per ogni evento che accade è possibile immaginare di assumere diversi punti di vista che ne permettano una lettura il più possibile integrale.

In questa foto ritengo almeno tre : il punto di vista di chi chiude la porta, di chi o cosa resta dietro la porta chiusa, il punto di vista di chi ha scattato la foto.
Il fotografo assume il punto di vista di un osservatore.

Per ogni evento che avviene o stato d’animo che proviamo, possiamo tentare di assumere almeno tre diversi punti di vista, ma anche di più!

Ogni punto di vista ha una propria verità che ha fame di dignità e come tale va rispettato.

Certo è che l’ osservatore, ha la massima libertà di movimento, è colui che, meglio degli altri, assume di volta in volta, una posizione attiva.
E’ quello che si sposta.
Spostandosi agisce un’azione, curioso si muove e scopre che, la stessa situazione può essere vista sotto diverse angolazioni.

L’osservatore potrebbe, addirittura, assumere una posizione “neutra” mettendo distanza tra sé e ciò che guarda.
La distanza che mette, permettere una maggiore consapevolezza nella lettura di ciò che è oggettivo.

Tuttavia la neutralità è condizione data soltanto ai grandi saggi.
Ognuno di noi infatti, focalizza il proprio obiettivo spesso a ciò che è funzionale, cioè a quello che in un dato momento ha il compito di appagarci, dimenticando che, ciò che è funzionale, spesso è in scacco delle fragilita’ del “fotografo”.

Emanuela

La festa del Patrono

Tra la notte del 22 e 23 Novembre di alcuni anni fa, ritualmente mi accucciavo nel letto tra le coperte di lana e l’odore di mia nonna. Avevo circa 13 anni e odore e calore ancora me li porto dentro.

Mia nonna materna abitava al primo piano di una casetta del centro storico del nostro paese: la camera da letto dava proprio sulla stradina centrale, davanti alla chiesa; io andavo a dormire da lei per quella notte, da quando era morto mio nonno. L’ho fatto per diversi anni finché anche lei non se ne è andata; dormivamo vicine, nel lettone, sfiorandoci le mani.

Subito dopo la chiusura serale dei negozi per gran parte della notte, gli ambulanti vociavano intenti a montare i loro banchi per esporre la mercanzia: suoni diversi, tra voci e ferri che battevano in terra, accompagnavano il nostro riposo.

Quel vociferare insieme al rumore proveniente dal loro lavoro faceva compagnia.

Era una notte speciale che aspettavo sempre con trepidazione. Già l’aria si riempiva di aromi: torroni al cioccolato e noccioline tostate, zucchero filato erano quelli che maggiormente condensavano l’atmosfera.

L’odore di mia nonna nel letto, insieme al suo respiro tranquillo, mi rassicurata, facendo da sottofondo all’attesa di vivere una giornata speciale: la fiera cittadina per la festa del Patrono.

Emanuela

“L’idea di Se Stessa:
Il precipizio era alto come sempre,
il cielo era ancora infinito,
l’abisso era rimasto immenso,
la notte era sempre notte.
Eppure questa volta aveva saltato,
e saltò così in alto che aveva volato,
nulla era cambiato,
eccetto l’idea che aveva di sè stessa.”

Ada Luz Márquez

Ciao!

«Ecco, vedi, io mi sono innamorato due volte nella vita, ma sul serio, e tutt’e due le volte ero sicuro che sarebbe stato per sempre e fino alla morte, e tutt’e due le volte è finita e non sono morto»

Hermann Hesse

“Molti instaurano un legame come se entrassero in un’associazione musicale, nella quale si può entrare ed uscire a piacimento. Ma non è così. Chi ne fa parte è legato, non può uscirne senza dolore, e non può più uscirne senza colpa.”

Bert Hellinger

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