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Il liberastorie

La narrazione che libera tutti

Yoga della Risata e Gibberish

Il Gibberish, il linguaggio del “non senso” tanto caro a Dario Fo, usato nello Yoga della Risata

permette di lavorare su diversi aspetti della persona ad esempio, sulle emozioni.

E’ possibile fare esercizi per contattare la rabbia, la tristezza, ma anche la gioia, la felicità o la paura, in totale connessione con se stessi e/ o con l’altro in modo protetto e ” leggero”.

Una connessione profonda permette di “sentire” se stessi e l’altro, superando il limite del linguaggio comunemente parlato, e spesso anche frainteso, per accogliere e comprenderlo nel profondo.

Il Gibberish attiva la parte creativa della persona e fa “riposare” l’altra, razionale e forse anche un po’ giudicante, presente in ognuno di noi.

Nel Gibberish lasciamo parlare il corpo, il sudore, il respiro, la mimica facciale, il tono della voce, lo sguardo.

E’ il corpo che traduce ciò che proviamo, ad esempio nella pancia.

Comprendiamo COSA prova l’altro perché siamo attenti al COME lo dice.

Comprendiamo che attraverso l’amplificazione di un gesto, di un suono, apparentemente senza senso, stiamo esprimendo l’inesprimibile.

Quando non riusciamo a dire cio’ che stiamo provando, quando quello che sentiamo è troppo potente per noi, questa tecnica ci viene in aiuto agevolando un contattatto dolce e rispettoso prima con noi stessi e poi con l’altro.

Emanuela

P.S.

Se vuoi scoprire quanto sei in sintonia con qualcuno parla in Gibberish…😊

Artbvfr qwtreg nboptre, isertvy, certbhgd, adertmi dfetuipp!!

” […]Forse guardando le cose col cuore, aprendoci al mondo attraverso le altre facoltà, abbandonandoci a intuizioni mistiche e poetiche, riusciremo a fonderci col tutto, a comprendere che c’è un disegno, non solo per l’intero universo ma anche per ognuno di noi. E l’ equilibrio? É una momentanea realizzazione di quella completezza.”

-L’equilibrio della lucertola- Giovanni Allevi

Così continuiamo a vivere la nostra

vita, pensai. Segnati da perdite

profonde e definitive, derubati delle

cose per noi più preziose, trasformati

in persone diverse che di sé conservano

solo lo strato esterno della pelle;

tuttavia, silenziosamente, continuiamo a vivere.

Haruki Murakami

Sui draghi…

“Le favole non dicono ai bambini che i draghi esistono. Perché i bambini lo sanno già. Le favole dicono ai bambini che i draghi possono essere sconfitti”.(cit.)

Ci sono tuttavia draghi e draghi.
Certe volte sono tremendi, sputano fuoco e divorano la preda, sono arrabbiati e feriti. Altre volte sono draghi appassionati, pronti a donare la vita per un amico. Certi draghi hanno un cuore grande, generoso e fedele. Altri hanno un cuore piccolo, piccolo e pensano che il mondo abbia inizio con loro e che con loro sia destinato a finire. vivono d’istinto e non di emozioni.
Ritengo possano essere facce di una sola medaglia.
I draghi possono essere sconfitti certo, ma non battuti, piegati, mai spezzati.

Un drago non muore mai veramente.

Ognuno di noi può avere tutti gli aspetti di un drago, tutti giusti se integrati.

Questo dovremmo insegnare ai bambini.

Emanuela

Dammi il supremo coraggio dell’Amore,

questa è la mia preghiera,

coraggio di parlare,

di agire, di soffrire,

di lasciare tutte le cose,

o di essere lasciato solo.

Temperami con incarichi rischiosi,

onorami con il dolore,

e aiutami ad alzarmi ogni volta che cadrò.

Dammi la suprema certezza nell’amore,

e dell’amore,

questa è la mia preghiera,

la certezza che appartiene alla vita nella morte,

alla vittoria nella sconfitta,

alla potenza nascosta nella più fragile bellezza,

a quella dignità nel dolore,

che accetta l’offesa,

ma disdegna di ripagarla con l’offesa.

Dammi la forza di amare

sempre

e ad ogni costo.

Kahlil Gibran

Certe volte chiamiamo coerenza la paura e la paura la chiamiamo libertà…

E solo alla fine della salita mi sono accorta di essermi già persa da tempo…

Emanuela

“In un certo senso l’amore è uno stato di passività (per questo si parla di passione) dove, per il tempo che siamo innamorati, non affermiamo la nostra identità, ma comodamente, la riceviamo dal riconoscimento dell’altro.”

Umberto Galimberti

Camminare

Camminare…

Camminare: mettersi in cammino e lasciare che il ritmo dei passi apra un nuovo spazio nelle nostre vite, talvolta così logoranti.

Camminare: lasciare che il silenzio e la serenità aprano la nostra mente è il nostro cuore permettendo loro di ascoltare la parte migliore di noi, di ascoltare un Altro.

Camminare sentire nei polmoni la terra e il cielo e assaggiare il sapore ritrovato dell’essenziale, dell’unità che nasce dalla semplicità di ciò che è.

Cammi are: realtà che lasci a presagire il movimento della vita stessa.

Basta così poco a farci sentire troppo carichi…”

Suor Monique Gugenberger

L’amore non basta per amare

“Non si può amare solo con la voglia di amare.

Con il voler amare.

Con il voler restare.

Con il crederci.

Con io lo amo.

Perché poi non basta.

Non regge.

L’amore non basta per amare.

Bisogna che ci sia la storia, per amare.

La vita, per amare.

Non bastano le parole, per amare.

Neanche quelle giuste, bastano.

Neanche le parole d’amore bastano per amare.

Dobbiamo fare una passeggiata.

Dobbiamo cenare insieme.

Leggere un giornale.

Andare a fare la spesa.

Fare una cosa insieme.

Che sia nostra.

Che siamo noi.

Io e te.

Non basta fare sesso per fare l’amore.

Anzi.

Ci vogliono i baci.

Ci vuole anche solo stare con la fronte appoggiata alla fronte.

Per amare ci vuole una storia. Da vivere. Vissuta.

Ci vuole tempo.

Non puoi non esserci mai.

Per amare ci vuole una storia. Da fare e raccontarsi.

Non puoi non aver voglia di parlare.

Non puoi parlare sempre.

Una storia da fare insieme.

Non puoi trovare tutto pronto.

Arrivare quando tutto è fatto.

Io amo solo chi fa la giornata con me.

Chi fa la vita con me.

Chi fa la spesa con me.

Chi fa una passeggiata con me.

Chi fa tempo con me.

Chi fa storia con me.

Non amo se no.

Amo solo chi sa stare tutto con me.

Chi parla con me.

Chi torna da me.

Chi chiama per non dire niente.

Chi mi bacia la testa, tra i capelli, passandomi vicino.

Chi mi porta i capelli indietro.

Io non le voglio le romanticherie.

Voglio le cose che sono nella mia giornata.

Voglio che sono con te.

Fatte con te.

Raccontate a te.

E poi ti racconto le cose solo mie.

Che faccio io.

Entro e esco dalla tua vita.

E tu dalla mia.

Come l’ago che cuce .

Come l’ago che per unire, entra e esce.”

Mauro Leonardi

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